Nel Regno Unito si annidano 200 terroristi

Nel computer che consentì l’arresto del leader inglese di Al Qaida c’erano progetti di attacchi a Londra

Fausto Biloslavo

I B52 americani avevano appena finito di spazzolare i campi di Al Qaida in Afghanistan e i talebani, oramai allo sbando, fuggivano da Kabul. A venti chilometri dalla capitale afghana il grande campo di addestramento di Rishkhor era un cumulo di macerie. Millecinquencento volontari della guerra santa, arruolati da Al Qaida in tutto il mondo, erano morti sotto le bombe o si ritiravano verso il Pakistan. Sulla porta di una camerata con le mura parzialmente in piedi appariva curioso trovare una scritta in inglese: «Vietato entrare senza autorizzazione». Tutt’attorno erano appiccicate bandierine con cartine adesive, che segnalavano la nazionalità degli “ospiti” del campo di Rishkhor. Oltre al Sudan e l’Arabia Saudita sventolava anche l’Union Jack, il vessillo britannico. Accanto, faceva impressione la mappa di una parte del Regno Unito con un enorme kalashnikov sullo sfondo. Segno che qualche volontario del jihad, con il passaporto britannico, aveva frequentato fino all’ultimo il più grande campo di addestramento per terroristi dell’Afghanistan.
Era il novembre del 2001, ma le cellule inglesi di Al Qaida, pur scoperte a ripetizione dall’antiterrorismo, sono sempre riuscite a rinascere. Secondo Scotland Yard sono circa 200 i potenziali terroristi che potrebbero annidarsi nel Regno Unito. Nel marzo dello scorso anno un blitz dell’antiterrorismo portò alla scoperta di una cellula di otto uomini, tutti cittadini britannici, ma di origini pachistane. Fu sequestrata mezza tonnellata di nitrato d’ammonio che serviva per confezionare una bomba devastante. L’operazione è stata considerata la più importante, nel Regno Unito, dall’11 settembre. Nel 2003 era stato invece scoperto il “complotto della ricina”, una potente tossina trovata in possesso di una cellula di algerini. Il primo caso scottante di terrorista islamico con passaporto britannico è quello di Omar Sheikh, che decapitò il giornalista del Wall Street Journal, Daniel Pearl, preso in ostaggio in Pakistan. Sheik, catturato e condannato a morte, aveva studiato in una delle migliori scuole private inglesi, il Forest College di Londra. In Inghilterra hanno trovato rifugio anche Khaled al-Fawwaz, Adel Abdel Bary e Ibrahim Eidarous tre sospetti terroristi accusati dagli Stati Uniti di essere coinvolti negli attentati del 1998 contro le ambasciate Usa in Tanzania e Kenya.
Il vero capo degli operativi di Al Qaida in Inghilterra, fino all’agosto dello scorso anno, quando è stato arrestato con altri tredici individui, si chiama Abu Issa al Hindi, nome di battaglia al Britani. La via del Jihad l’aveva scoperta alla moschea di Finsbury park, a Londra, da dove era partito per farsi le ossa in Kashmir. Frequentò i campi di addestramento in Afghanistan ai tempi dei talebani e ha conosciuto Bin Laden, che all¹inizio del 2001 gli ordinò di infiltrarsi negli Stati Uniti, grazie al passaporto britannico, «per filmare e fotografare possibili obiettivi». Poi Al Hindi rientrò tranquillamente in Inghilterra e pubblicò pure un libretto di memorie sulle sue gesta jihadiste in Kashmir. Lo incastrò un computer, sequestrato a Muhammad Naeem Noor Khan, un informatico arrestato in Pakistan, che garantiva le comunicazioni fra le cellule di Al Qaida sparse nel mondo. Compresi i messaggi criptati che parlavano di un attacco terroristico nella City di Londra, come è puntualmente avvenuto ieri.