Nel risiko dei presidi spunta il doppio lavoro

Sono iniziati in questi giorni i colloqui con i presidi della provincia di Milano. All’ordine del giorno: le reggenze, ovvero a fronte di scuole senza guida, la necessità che i direttori scolastici dirigano più di una scuola. Il fenomeno delle reggenze non è certo una novità per i dirigenti milanesi, ma a cambiare quest’anno sono i numeri: le scuole senza una guida sono 407 su 1285 plessi scolastici in tutta la regione, una su tre. Stessa proporzione tra Milano e provincia, dove a essere senza governo sono 121 scuole su 380. Così sono 25 i presidi nella provincia di Milano chiamati a reggere altre scuole, di cui 6 in città, contro i 12 dello scorso anno per la province di Milano e di Monza. Il doppio.
Il motivo? Cause naturali: l’età media dei presidi è piuttosto alta - spiega il direttore scolastico provinciale Giuseppe Petralia - e man mano che passano gli anni i nostri presidi vanno in pensione. A questo, si aggiunge il blocco del turn over: è dal lontano 2004 che non viene bandito un concorso. A fine mese si terranno le prove per le selezioni, ma anche in questo caos ci sono già problemi con i numeri. Sono state presentate 4500 domande per 300 posti». Prima che le nouove nomine diventino effettive, però, passerà almeno un anno e mezzo.
In questi giorni gli uffici di via Ripamonti hanno fatto un giro di telefonate e convocato i dirigenti per chiedere loro uno sforzo, accettare appunto di occuparsi di più di una scuola. Lo spirito di servizio e la disponibilità dei presidi ha reso più facile il compito e il provveditore provinciale Petralia è ottimista che per l’inizio della scuola tutte le caselle saranno occupate. «Devo dire che sono grato ai presidi che hanno mostrato grande disponibilità e spirito di servizio anche perché sappiamo benissimo - spiega - che si tratta di accettare un carico di lavoro e di responsabilità notevole, senza ricavarne alcun vantaggio. Ci tengo a sottolineare che nessun preside alla fine ha rifiutato o ha addotto motivazioni di ordine economico». Guai a parlare di precettazione: «Noi non precettiamo nessuno, sia ben chiaro, chiediamo uno sforzo e collaborazione ai presidi, che accettano praticamente sempre».
A rendere più fluida la situazione però il decreto legge n.98 «disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria» del Ministero per l’Istruzione, che di fatto dall’anno prossimo cancella le scuole, di tutti gli ordini, con meno di 1000 alunni, accorpandone ad altre. Quest’operazione, che va concertata con comuni e province, libererà dei presidi, che quindi potranno andare a occupare i posti vacanti. «Al momento abbiamo messo in mora la situazione e allertato tutti - spiega Petralia - ma l’operazione è complessa, servirà quindi un anno di tempo per preparala».