Nel risiko delle nomine il governo premia fedelissimi e trombati

Per nobilitare la simpatica procedura qualcuno, persino a sinistra, insiste nel lanciare accuse in una lingua diversa. L’inglese per esempio. Parlare di «spoil system» può disorientare, almeno per qualche attimo. Può far pensare a qualcosa di meglio o di più dignitoso di quella «grande abbuffata» che invece c’è stata, eccome, da quando, un anno fa, si è insediato il governo Prodi. Ma la sostanza non cambia. Perché a cambiare sono stati soltanto i titolari di determinate poltrone. Amici fidati, o candidati trombati. L’importante è che avessero fatto della causa prodiana la loro ragione di vita. Così, all’insegna del «ricompensiamoli tutti», l’Unione ha fatto razzia di poltrone e poltroncine. Dall’usciere all’amministratore delegato di un ente governativo, dal presidente di una municipalizzata all’impiegato di secondo livello in qualche ministero. Uno straordinario impegno che appunto in un anno di governo ha riempito con adeguato colore politico oltre una cinquantina di poltrone chiave del nostro Paese. L’ultimo a dare il buon esempio è stato il verde duro e puro ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio che sabato 5 maggio ha preso la sua penna migliore e si è messo a firmare decreti su decreti. Dopo aver commissariato il Parco del Pollino, ha nominato commissario Domenico Pappaterra, ex deputato dello Sdi di Enrico Boselli. Alla presidenza del Parco delle Foreste casentinesi ha piazzato Luigi Sacchini, già capogruppo della Margherita al Consiglio provinciale di Arezzo mentre ha assegnato la poltrona di presidente del Parco dei monti Sibillini a Massimo Marcaccio, già assessore all’Ambiente, naturalmente verde, della Provincia di Ascoli Piceno. Infine sull’Aspromonte ha accasato Leo Autelitano, segretario calabro dei Verdi nonché candidato, senza successo, a proposito di trombati, alle ultime politiche per il Senato.

Ma le nomine decise da Pecoraro Scanio sono soltanto l’ultimo gesto di generosità del governo Prodi verso amici e amici degli amici. La prova provata sta nel fatto che nella gran parte dei casi le scelte di governo e ministeri sono cadute su consulenti, tecnici, docenti universitari nonché manager della solita «scuola Iri» particolarmente cara a Romano Prodi. È accaduto per Alitalia come per Sviluppo Italia (presidente Nicolò Piazza, ad Domenico Arcuri, consigliere Maurizio Prato, che è pure presidente di Fintecna), è riaccaduto per la Sogin dove a governare gli impianti nucleari le Attività produttive hanno spalancato le porte a un docente della Sapienza, Maurizio Cumo, un manager Enel e un docente della Bocconi. Oltre a quelli di bottega ci sono i legami di cittadinanza ovvero Bologna se si guarda la carta d’identità dei commissari Consob Michele Pezzinga (ex Caboto) e di Luca Enriques, docente di Diritto commerciale.

Per l’Agenzia delle entrate il viceministro Vincenzo Visco ha subito convocato un suo fido scudiero, Massimo Romano, mentre per portare nuova linfa ai vertici dell’Antitrust i presidenti di Camera e Senato hanno puntato sui nomi di Piero Barucci, area Margherita e ministro del Tesoro con Amato, e di Carla Rabitti Bedogni, docente di Diritto dei mercati finanziari e dal 2002 commissario Consob. In area Ulivo va poi conteggiato Filippo Andreatta, figlio dell’ex ministro, che in febbraio è stato nominato nel cda Finmeccanica come «esperto di politiche e relazioni internazionali» e la cui nomina sarà ratificata entro maggio dai soci, tra cui il Tesoro.

A proposito di Tesoro va detto che il titolare del dicastero, Tommaso Padoa-Schioppa si è esibito sul fronte delle nomine in modo parco. Ma quando lo ha fatto ha centrato sempre il bersaglio. Come in occasione del rinnovo del vertice dell’Alitalia, che in vista della privatizzazione è stata affidata all’esperto di Diritto societario Berardino Libonati, e per la strategica scelta dei vertici della Cassa depositi e prestiti. Alla cui presidenza è stato chiamato Alfonso Iozzo, ex ad del Sanpaolo ma soprattutto grande e vecchio amico del medesimo Padoa-Schioppa e del leader dei Ds Piero Fassino. Nel consiglio della Cdp, però, non sfuggono la presenza dell’ex ministro ds Franco Bassanini, nominato vicepresidente, e dell’ex senatore piemontese della Margherita Renato Cambursano.

E in un mare tranquillissimo hanno navigato guidate dal nocchiero Prodi le nomine dei nuovi presidenti delle autorità portuali, dove il partito della Quercia, grazie anche al viceministro Cesare De Piccoli, ha attraccato a tre poltrone (Bari, Trieste e Livorno) e non contento insiste per nominare a Civitavecchia l’ex sindaco Pietro Tidei. L’Autorità di Taranto è finita al Pdci, quella di Brindisi a un ulivista. A Pdci e Margherita sono andate le due poltrone che si sono liberate all’Enav, l’Ente nazionale per l’assistenza al volo. All’Anas, la scorsa estate, il ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro tanto ha fatto che è riuscito a sistemare il suo avvocato, Sergio Schicchitano, e il fedelissimo Enrico Della Gatta (responsabile Trasporti dell’Italia dei valori.

Descritta pur sommariamente la grande abbuffata, prendiamo nota di qualche protesta. Che arriva persino da sinistra. «Nomine a senso unico - ha denunciato il segretario di Rifondazione comunista Franco Giordano -. Tutte fatte a uso e consumo del nuovo Partito democratico, decise da Palazzo Chigi e dal Tesoro, senza mai consultarci». Il Prc spara a zero contro Prodi, Ds e la Margherita tanto che dopo aver parlato di «nuova questione morale», Giordano ha annunciato che il suo partito voterà contro tutte le nomine avanzate senza una discussione politica condotta «in modo collegiale». Insomma persino nella sinistra si punta l’indice contro quello che viene definito uno spettacolo indecente. A proposito di spettacolo, anche il cinema è diventato proprietà privata di Prodi e i suoi prodini. Il vicepremier Francesco Rutelli ha infatti indicato Alessandro Battisti (Margherita) alla presidenza di Cinecittà holding, l’ex senatore ds Stefano Passigli all’Istituto Luce e Irene Bignardi, critico cinematografico di area ds, a Filmitalia.