Nel Risorgimento vi nacque l’idea repubblicana, a fine Ottocento vi venne fondato il primo partito socialista, si liberò da sola dal dominio nazifascista Genova sempre in prima linea nella storia Dall’impero romano ai giorni nostri la città è stata p

È ormai da giorni che seguo con interesse un dibattito che si sta svolgendo sulle pagine de «Il Giornale» circa le vicissitudini dei Liguri e sono sincero nel dire che il controbattere si va articolando sempre più, andando oltre le mere critiche rivolte ad un movimento le cui istanze e proposte politiche e sociali dovrebbero, perlomeno in Liguria, godere di maggiore visibilità e risonanza. Se da un lato abbiamo chi parla di necrofilia archeologica rilanciando l'idea di Italia unita e fondando la nostra identità su basi romane e greche e ancora chi irride le istanze di autonomia e indipendenza di chi si sente ligure parlando di sogni per pensionati, ebbene su un fronte opposto troviamo chi accetta l'idea dell'esistenza di un popolo che per molto tempo è stato dimenticato da storici, politici e sociologi e chi propone di insegnare a scuola la storia dei Liguri.
Per quello che mi riguarda mi onoro con un pizzico d'orgoglio di essere tra coloro i quali, tra l'indifferenza e l'irrisione, hanno tenuto vivo il dibattito al riguardo di un grande popolo dimenticato e a suo tempo, nel maggio del 2004, nei locali del Palazzo Ducale ho tenuto una conferenza del titolo: «I Liguri: un popolo dimenticato». Ho suscitato interessi e ricevuto l'approvazione di chi quel giorno, parafrasando le parole del sig. Mario Lauro, si è «risvegliato» ligure e non si trattava di cadaveri risvegliati, per rispondere al Sig. Glauco Berrettoni, ma di persone vive e vegete, in carne ed ossa.
Un sincero grazie al sig. Rino Di Stefano che con una grande quantità di dati e notizie ci ha fatto consci di quanto sia diversa e discosta dal mondo greco e romano l'origine dei Liguri, per quanto poi i destini dei Liguri saranno legati a quelli di Roma. Ciò non di meno resta indiscutibile dato storico la funzione della Liguria di ieri e di oggi nell'ambito della crescita dell'Impero romano, nel processo risorgimentale che ha portato all'unità d'Italia e nelle lotte per la difesa dei diritti democratici.
Roma dopo aver sottomesso le tribù liguri utilizzò le stesse come fonte di uomini per il suo esercito, fondando quindi la propria forza su cospicue risorse umane e materiali di provenienza ligure.
Il Risorgimento e l'idea repubblicana hanno avuto in Liguria il loro motore ideologico, basti pensare a Mazzini, Garibaldi o Mameli.
L'istanza socialista, per prima in Italia, diventò partito a Genova.
Genova è stata città partigiana al punto che da sola si è liberata dell'oppressore nazi-fascista, i liberatori americani sono entrati in una città già libera, irredenta dai suoi cittadini in armi.
Genova è stata in prima linea nelle lotte sociali degli anni turbolenti seguiti al secondo conflitto mondiale.
Un caloroso ringraziamento anche alla sig.ra Grazia Pace che chiede di insegnare la storia dei Liguri anche a scuola. A tal proposito mi pregio di far sapere alla signora che questo intento è già stato realizzato in quanto nell'anno scolastico 2000-01 ho avuto il piacere di integrare il programma di storia somministrato ad una quarta elementare con appunti sui Liguri. Le decisioni sul merito di Comune, Provincia, Provveditorato e Regione verranno in funzione del «pressing» esercitato da chi come noi si sente ligure, l'aumento di singole iniziative a cura di insegnanti e formatori porterà le autorità a porsi il problema e a regolamentarlo giuridicamente.
Di grande interesse è anche la notizia del Di Stefano circa le radici liguri delle popolazioni ladine. Io conosco parte di questo mondo per ragioni legate ai miei personali interessi di idrogeologia e devo dire che nelle zone vicine alla valle del Vajont e Longarone vi sono toponimi di etimo ligure e, a quanto so, molti abitanti di quelle valli da me conosciuti sono portatori dì gruppo sanguigno zero. Una signora proveniente da una località vicina a Belluno che ho conosciuto è addirittura portatrice di sangue gruppo zero Rh negativo e l'assenza del fattore Rh è presente anche tra i miei familiari stretti. Mia madre era portatrice di gruppo sanguigno B Rh negativo. Per quello che mi riguarda sono portatore di sangue gruppo zero Rh positivo e quindi di ascendenza ligure o addirittura ladina se si da retta al Di Stefano.
Ma quanto conta il sangue? È il sangue il criterio per distinguere un popolo?
Se il mio Dna fosse di origine ladina cosa potrei dire che me ne sarebbe venuto?
So forse parlare il ladino? Per niente! Per quanto quella lingua mi affascini esercitando su di me una notevole forza traente, proprio perché la trovo incomprensibile, lontana dall'idioma di origine indoeuropea che parlo e con il quale scrivo. Ci fosse nel ladino qualcosa di quella antica lingua ligure la cui natura si sa non essere indoeuropea?
Andare a fondo alle cose è caratteristica tipica dei genovesi. La forza di Genova non è mai stata fondata sul sangue o sull'idea di razza ma su una cultura e un modo di vedere le cose comunemente condiviso da persone accettate da ogni parte del mondo conosciuto di allora e si riassumeva in una parola: «Libertas».
Lealtà verso le istituzioni repubblicane a Genova valeva il diritto di essere parte senza distinzione di razza. Ma oggi quanto di quel modo di vedere le cose si è conservato nel vivere dei genovesi? Molto se c'è ancora chi parla di Liguri.
Anche la nostra costituzione vigente, virtù dell'inscindibile legame tra Genova e le istanze risorgimentali e la lotta partigiana, è nata in Liguria tra Liguri e ligure... fortemente ligure è l'articolo tre.
A Genova, in Liguria sulla forte trama di un popolo antico si è fondata una civiltà, fatta di tanti apporti di diverse genti è nato un qualcosa che, a mio dire, è più che il «melting pot» americano l'esatto contrario delle folli idee di chi parlava di razza, sangue puro e quante altre scempiaggini.
Ricordo al lettore, infine, che a seguito del decreto di espulsione del 1492 con il quale la Spagna cattolica cacciò Arabi e Israeliti, molti di questi poveretti trovarono rifugio in Genova, dove agli Israeliti neanche si faceva obbligo di portare segni distintivi. Genova era moderna già nell'era del pennino e del calamaio e quindi non penso sia esercizio di necrofilia storica o diletto di pensionati il proporre le istanze di indipendenza dei Liguri guardando al glorioso passato di una Genova repubblicana e invitta.