Nel salotto di via Assarotti teatro e attori si fanno in casa

(..) nonchè squisita padrona di casa, Simonetta Morini Segala, che col marito Sandro idea e ospita da anni la serata. «La presa di Berg-op-Zoom» di Sacha Guitry, testo brillante, commedia di equivoci e tradimenti incrociati con lieto fine d’obbligo, rivive in un salotto che per una notte si fa palcoscenico. Qui tutti amano definirsi dilettanti, ma che nessuno sia improvvisato è evidente da subito, dalle scene spettacolari a quinte mobili arditamente sospese a un solo gancio, quattro cambi in blu, alle settanta poltrone in sala a ridosso del palco che fanno del pubblico scenografia. Mi siedo, la luce cala e la scena ci include, fra le tende rosa antico e profumo di tabacco. Così accade che, da un’idea davanti a un the una casa si cambi in teatro, i gentiluomini in attori, le dame in divine anni trenta, tutto su musica originale, è ovvio, come si conviene alle scene vere, rigorosamente eseguita dal vivo al pianoforte. E funziona. Non solo per la scenografia magistrale o l’attore professionista che non ama dirlo, o per la regia navigata e le toilettes da sogno, ma soprattutto perché qui nessuno si prende troppo sul serio. Si respira ad ogni ingresso d’attore lo spirito «ludico-goliardico» che sostiene ogni sperimentazione colta e anima il divertimento puro che conferisce senso a tutto. All’evento, ormai alla settima edizione, si dedicano quattro mesi di prove alla domenica, ora del the, che si infittiscono fino alla Prima, poi tutto si consuma in una notte, e questo è il teatro, la frontiera più effimera e fatata dell’arte, il gioco come mezzo e come fine. Sette anni di prove quattro mesi all’anno trasformano una compagnia nata come improvvisata in un gruppi di attori veri. Nulla sopra le righe ma grande naturalezza e, su tutto, gran divertimento. E sottoscrivo che vedere anche gli attori divertirsi come matti rinnova il fascino del teatro e la speranza che covo, che esistano ancora uomini che forse anche nella vita mantengono il distacco dell’umorismo e della cultura.
Alla sua settima edizione «il teatro in salotto», lo chiamerò, vanta al suo attivo testi da Oscar Wilde a Feydeau, da Agata Christie a Goldoni, fino all’ultimo di Sasha Guitry. La scelta più frequente è di commedia, la comicità sempre garbata, la recitazione divertita e misurata, mai macchiettistica e così convincente che diventa corale e si fanno i nomi di tutti o di nessuno. Va in scena l’autoironia, non un errore, non un cedimento, ma se c’è è più divertente, perché prima di tutto si tratta di amici tra amici. Gli applausi meritati omaggiano quelli che si definiscono «compagnia di dilettanti», ma il risultato smentisce. Ma soprattutto si applaude il teatro, che ancora esiste e resiste forte e dappertutto, come terra di sperimentazione in ogni senso, di scrittura e riscrittura di testi e creazione di scenografie sculture ardite, di costumi che sono abiti ma non solo, sono storia passata che ti trasporta. E la magia vera è che ciò che sostiene tutto è il piacere, nell’accezione più alta, quello che nutre l’arte, effimera ma seria, leggera ma concreta, che spinge a mettere in gioco se stessi e fare del gioco il mezzo e il fine e a reinventarsi senza stanchezza. Questo ho visto accadere sabato sera nella mia Genova che chiamano spenta. Un’esperimento, una via nuova, la cultura aggregante che nasce dal piacere, di stare insieme e di condividere con gli amici di sempre, quelli cari. L’ardimento di trasformare un’idea in azione senza troppe autocritiche o imbarazzi borghesi che portano a desistere prima ancora di cominciare e l’autoironia di metterci la propria faccia.
Chiuso il sipario gli artisti portano il teatro fra noi mantenendo i costumi di scena, abiti a strascico e livree, continuando le chiacchiere informali mentre la cena comincia. Nella casa vero foyer e lo stesso spirito leggero del teatro, di cui vorrei con grande umiltà ricordare la preziosa lezione: l’ardua e appagante sfida a mantenere nella vita il distacco dell’umorismo. Più o meno il segreto della pietra filosofale. Passerella dovuta: traduzione e adattamento di Simonetta Morini Segala; regia e scene Ninni Miglietta; direttore di scena Lelle del Favero, allestimento Mario e Ivan Pitto, costumi Marianna Ferrarini, musiche Raffaele Rebaudengo, Luisa Roncati Rizzitelli. Interpreti: Simonetta Morini Segala, Sandro Morini, Ugo Giuseppe Ribeca, Roberta Piccardo Cipollina, Carla Bo, Filippo Marengo, Carlo Baglietto, Giovanna Odone Bottini Raimondo, Luisa Roncati Rizzitelli, Saverio Zuffanti, Tonino Bettanini, Maria Teresa Accomazzo, Gussi Ragnoli, Lelle del Favero, Margherita Bettanini Bottini Raimondo, Mario Menini, Giorgio Bettanini, Lorenzo Parodi, Xavier Mendolago Albani.