«Nel serbatoio abbiamo versato solo pochi litri»

L’Eni: la maggior parte del carico di benzina era tunisina, ingiusto accusare solo Palese

nostro inviato a Bari

Il suo avvocato è a Palermo, convocato dalla Procura. Ettore Fumagalli, invece, è rimasto a Bari, in attesa di capire che cosa vogliano da lui i magistrati che indagano sull'ammaraggio del volo Bari-Djerba partito alle 14.32 di sabato scorso e precipitato nelle acque del Tirreno a poche miglia da Palermo.
Fumagalli è una delle persone iscritte nel registro degli indagati (assieme ad Alessandro Perfetto, il tecnico che ha effettuato il rifornimento. Lui, quel sabato pomeriggio, non ha riempito materialmente il serbatoio del Bari-Djerba della Tuninter. Il suo coinvolgimento nei fatti è dovuto alla sua posizione nell’organico dell’aeroporto di Palese: Ettore Fumagalli è infatti il responsabile del deposito Agip-Eni dell'aeroporto di Bari-Palese. Da lui i magistrati vogliono capire se c'è la possibilità che il guasto all'Atr 72 della Tuninter sia stato causato dal cherosene con cui ha fatto rifornimento a Bari. Ma Fumagalli non ci sta: «È incredibile, quanto rumore su così poco carburante, poche centinaia di litri. Io comunque non posso parlare, bisogna rivolgersi alla sede di Roma, che può fornire ogni dettaglio».
E dalla sede centrale della compagnia petrolifera fanno sapere che il carburante con cui è stato effettuato il rabbocco all'aeroporto di Palese costituiva una percentuale irrilevante rispetto al cherosene che complessivamente era all'interno dei serbatoi dell'Atr 72. All'Eni, in sostanza, escludono che il carburante imbarcato a Bari possa essere la causa del disastro: «Troppo pochi i litri riforniti per immaginare che il guasto sia stato provocato dal nostro carburante». E poi il percorso che effettua il carburante dalla raffineria al velivolo è controllato in ogni suo passaggio: il cherosene, che esce dagli impianti estrattivi già con una prima certificazione, viene analizzato sia al suo arrivo nei depositi, sia addirittura dopo essere stato introdotto nei serbatoi, con un test immediato che rileva eventuali contaminazioni.
Nonostante tutto, i dubbi restano. Che cosa ci sia all'interno dell'autocisterna sequestrata domenica all'aeroporto di Bari oggi non lo sa nessuno. Si sa solo che a compiere i rilievi sarà l'agenzia delle Dogane, su incarico di Giuseppe Scelsi, il pm titolare del ramo barese dell'inchiesta. La tecnica utilizzata sarà identica a quella con cui ha fatto rifornimento l'Atr, e saranno utilizzati anche gli stessi bocchettoni.