Nel tennis aspettiamo che gli italiani maturino

A Montecarlo ci sono stati segnali di ripresa da parte di Fognini e Bolelli, dopo un inizio d'anno terribile. Ma dal punto di vista comportamentale siamo sempre lontani dal traguardo

All'inizio della stagione della terra rossa e alla fine del torneo di Montecarlo ci si chiede se il tennis italiano possa ristabilirsi dopo il terribile inizio anno che ha visto i nostri non riuscire a passare due turni consecutivi in nessun torneo.

Fino ai giorni del Principato, appunto, dove sia Fognini che Bolelli sono riusciti ad approdare al terzo turno, lasciando poi il campo con i soliti rimpianti. Per carità: nessuno chiede di avere in casa un Nadal, arrrivato al quinto successo consecutivo, però perdere dal veterano Ljubicic (Bolelli) o farsi recuperare dal pur fortissimo Murray un vantaggio di 5-0 al primo set (Fognini) è - come sempre - sinonimo di scarsa lucidità.
E se tempo per migliorare ci sarebbe pure (anche se Fognini ha già perso al primo turno oggi a Barcellona), quel che resta - come sempre - è il comportamento dei nostri, in campo ma soprattutto fuori.

Bolelli paga la personalità del suo coach Claudio Pistolesi, bravo ma straripante, soprattutto nella polemica contro la Federazione che danneggia, pur avendo molte ragioni, soprattutto il suo assistito. Fognini invece sconta l'atteggiamento da vittima - pur avendo ragioni anche nel suo caso, visto il trattamento avuto dagli organizzatori di Montecarlo che l'hanno costretto ad aspettare Murray negli spogliatoi per più di un'ora - che spesso mette in mostra. Nel Principato infatti ha spaccato le solite racchette in campo, mentre si racconta che suo padre si sia fiondato nella cabina Sky per riprendere aspramente la telecronista Elena Pero «colpevole» di aver criticato il suo ragazzo. Si dice insomma che gli italiani maturano più tardi: quanto sopra spiega il perché.