Nel testamento un bel dono alla sua città

Silvia Broggi

«Dispongo che l'appartamento da me occupato in via del Giardino 12 colla armeria, coi quadri, coi capi d'arte, colla biblioteca e con i mobili di valore artistico ...costituisca una fondazione artistica ad uso e beneficio pubblico». Sono le parole con cui Gian Giacomo Poldi Pezzoli, nel testamento redatto nell'agosto del 1871, lascia alla città di Milano il suo palazzo e le sue collezioni. «Un dono principesco» commenterà dieci anni dopo un quotidiano annunciando l'inaugurazione; è il 25 aprile 1881 e in via del Giardino, oggi via Manzoni, apre il Museo Poldi Pezzoli.
La passione per l'arte e il collezionismo per Gian Giacomo è quasi un fatto genetico; la madre, Rosa Trivulzio, era infatti discendente di una delle più colte e raffinate famiglie di Milano, e il padre di Rosa, il principe Gian Giacomo Trivulzio, era Accademico della Crusca, e amico di poeti come Vincenzo Monti e Giuseppe Parini, filologo dantesco.
Raggiunta la maggiore età (era nato nel 1822), anche Gian Giacomo inizia a raccogliere oggetti per la formazione di una collezione personale, appassionandosi dapprima alle armi e alle armature antiche - nel giro di pochi anni (1846-1850) acquista un migliaio di pezzi - poi ai dipinti - soprattutto opere del Rinascimento tra cui alcuni capolavori di Botticelli, Mantegna, Bellini, Pollaiolo...e del Settecento veneto, da Tiepolo a Canaletto al Guardi; infine, anche grazie ai suggerimenti di Giuseppe Bertini, giovane pittore, collezionista, futuro direttore della Pinacoteca di Brera e del Museo Poldi Pezzoli, a tessuti, vetri, ceramiche, mobili e oreficerie.
Nel suo testamento Gian Giacomo prevedeva che il museo continuasse a crescere e anzi, a tal fine, aveva lasciato una somma «annuale da erogarsi nella manutenzione e nell'aumento dell'armeria, dei quadri e degli oggetti d'arte»; ma già un anno dopo la sua morte iniziano le donazioni. Come i preziosi orologi donati negli anni Settanta da Bruno Falck e Piero Portaluppi che fanno della collezione di orologi del museo una delle più importanti in Italia.