Nel «Tinello italiano» si fa indigestione di satira

Poveri noi se le prospettive per il futuro fossero davvero quelle che ipotizza Altan per la nostra Italia! Un po’ di critica ci sta perché no, così come un po' di satira politica, ma ad esagerare si va contro il buon gusto. Secondo l'autore di Cipputi i nostri figli devono temere un disastro apocalittico così come gli adulti andrebbero incontro ad una vecchiaia che altro non prospetta loro che il buio completo. Niente sogni, niente speranze e nemmeno più illusioni. «Tinello Italiano» lo spettacolo in prima nazionale all'Archivolto sembra aprire la sua stagione in totale pessimismo, ma non vogliamo credere che sia così nell'idea di Giorgio Gallione, regista della messa in scena, che invece da questo testo dalla visione catastrofica è riuscito a tirare fuori una splendida ironia giocata con straordinaria bravura dagli attori in scena. Così, nella Sala Mercato tappezzata da fogli di giornale che rivestono anche mobili (letto compreso)si recitano a raffica freddure e motti pungenti presi dalle strisce del fumettista che vuol dare un analisi del presente politico ed esistenziale. Il nostro Presidente del Consiglio è preso di mira un po' troppo soprattutto perché come in ogni cosa «un bel gioco dura poco», ma non è il solo. Altan punta anche il dito sulla realtà degli operai della Fincantieri colpiti dall'amianto e il monologo di Simona Guarino a riguardo è indubbiamente toccante, anche per la bravura dell'attrice. Ma per certo la resa dello spettacolo di Gallione sta proprio nella sua regia, dinamica ed effervescente. Le risate del pubblico sono continue soprattutto quando le battute riguardano i problemi di coppia. In Tinello italiano non si recita soltanto, ma si canta e si balla e lo si fa davvero bene. I nove attori si muovono in scena con una disinvoltura tale che ogni loro passo sembra minuziosamente coreografato. Giorgio Scaramuzzino e Mauro Pirovano sono perfetti nel ruolo di comunisti disillusi non più stimati dalle consorti, e neanche più da sé stessi. A Massimo Mesciulam il ruolo dell'uomo in nero che declama comunicati stampa denunciatori che creano il panico ai presenti, ma il panico vero c'è stato quando ha talmente finto bene di star male da farcelo credere a tutti che per un attimo abbiamo temuto per la sua salute.