Nel tour dei desideri l’eros è sempre altrove

Quali sono i luoghi più propizi per ospitare vagabondaggi passionali? In «Itinerari erotici» Roberto Giardina li ha censiti con enciclopedica esattezza. Ma alla fine...

C’è chi lo fa per pura curiosità, per affari, per salute o per il semplice piacere che se ne ricava. E chi - la maggioranza? - perché c’è di mezzo l’amore. Da sfuggire o da inseguire magari nei più remoti anfratti del pianeta. Ma una cosa è certa: viaggiare significa cercare ciò che non abbiamo a casa nostra, specialmente quando a spingerci chissà dove c’è il desiderio della passione, frenata o inibita dalla quotidianità domestica. Forse ha ragione Herman Hesse quando dice che «siamo tutti fatti alla stessa maniera: gran parte dei nostri vagabondaggi avviene per amore e per erotismo».
Potremmo scomodare le avventure dei cavalieri cortesi delle saghe bretoni o quelle create dalla fantasia di Boiardo e Ariosto, ma per dimostrare che l’amore è sempre altrove basta ricordare i viaggi settecenteschi degli artisti del Grand Tour, per i quali dietro la patina della cultura spesso c’era l’esotica iniziazione all’esperienza dei sensi. Nel Sud essi speravano di immergersi in una Gomorra senza scandalo, convinti che l’Italia fosse un paradiso a luci rosse, come lo sono oggi le terre d’Oriente, al primo posto nell’album del turismo sessuale.
A Venezia, le cortigiane dalle chiome degne di Tiziano promettevano carnevali tra gondole e calli segrete; la Roma papalina del Belli offriva a iosa seducenti intrattenimenti; coste e isole di tutto il Mediterraneo esibivano il campionario più vasto di licenziose possibilità. In fondo, dove nacque Saffo se non nella peccaminosa Lesbo? E Venere, la dea dell’Amore, non fiorì dalle acque spumeggianti di Cipro? Suggestioni mitiche, riproposte da lord Byron, sempre alla caccia di nobildonne o meretrici tra isole greche e bordelli lagunari, e dalle frotte di omosessuali in rotta verso la scandalosa Capri, già favoleggiata ai tempi di Tiberio come il regno dove tutto è lecito. Altre tentazioni spingono oggi i viaggiatori sulle rive mediterranee, dalla Costa Azzurra di Brigitte Bardot e delle altre femmes fatales alla Costa Smeralda, inventata dall’Aga Khan e pullulante di disinibite starlet.
Ma i luoghi propizi per inseguire appetiti sentimentali, raffinatezze della carne e turpitudini esecrate in patria sono infiniti. L’arte, la letteratura, il cinema li hanno moltiplicati nel nostro immaginario collettivo. Un inventario di luoghi sottratti ai divieti della morale bigotta, che ora Roberto Giardina censisce con enciclopedica e intrigante completezza (Itinerari erotici, Bompiani, pagg. 556, euro 14.50), e dal quale ciascuno può costruirsi un personale mappamondo di impudiche fantasie.
«Quando l’amore vi chiama, seguitelo anche se le sue vie sono dure e scoscese», scriveva Kahlil Gibran. Certo, poco impervie sono le strade che portano oggi a Cuba o negli eden orientali, di sicuro meno intellettuali delle maison parigine novecentesche, dove collezionavano presenze Picasso, Simenon, Humphrey Bogart e Salvador Dalí. E dove, con buona pace dei bacchettoni, è nata l’arte moderna: Les Demoiselles d’Avignon, il celeberrimo quadro dipinto da Picasso nel 1907, era dedicato non alla città dei papi francese, ma alle signorine di un bordello di Barcellona, sito in Calle de Avignon, appunto.
Spetterebbe dunque a Parigi la palma del luogo più erotico del Novecento, specie se si pensa al can-can, alle ballerine di Degas, alle scorribande di Scott Fitzgerald o alle sensualità più gelide di Brassaï e a quelle cerebrali dell’epoca esistenzialista. Ma l’eros proibito ha alimentato miti senza frontiere, dalla Spagna dei toreri e del flamenco, della Carmen di Bizet e di Sangue e arena (il film con Rodolfo Valentino, che fece ardere una generazione), ai cabaret di Berlino e al Salon Kitty, dove pare non disdegnassero escursioni neanche Galeazzo Ciano e Italo Balbo, sia pure controllatissimi dalla Gestapo. Per non parlare delle tentazioni dell’Oriente coi suoi harem affollati di fanciulle discinte, degne eredi delle odalische delle Mille e una notte o delle malie cinesi e giapponesi, gli imperi dei sensi eccitati da oppio, geishe, stampe pornografiche e sesso estremo.
Eppure, per arricchire il nostro repertorio di incontri non è necessario immergersi in eden irraggiungibili. Il luogo adatto può essere dietro l’angolo. Andrebbe evitata la stazione, dove le storie d’amore finiscono spesso male. «È un tragico e magico luogo», sentenziava Marcel Proust e la memoria va ad Anna Karenina, l’eroina letteraria di un amore infelice, la cui triste vicenda romanzesca comincia e finisce sui binari. Anche il tram ha il suo fascino, ma chi ricorda il disperato tentativo di scendervi del Dottor Zivago, interpretato da un leggendario Omar Sharif, alla vista di Lara, penserà che sarà meglio collocare sospiri e deliqui in luoghi più rassicuranti. Forse nelle cabine di automobili, trasformate in alcove moderne, o meglio ancora in camere con vista di alberghi carichi di artistiche risonanze. Che devono molto della loro fama agli amori di ospiti illustri: il parigino Ritz di Hemingway e Marlene Dietrich, il Grand Hotel o l’Excelsior della Via Veneto felliniana, il Savoy londinese, dove alloggiavano Oscar Wilde e i suoi amici compromettenti, il Danieli di Venezia, eletto dal divino d’Annunzio a teatro delle sue performances con Eleonora Duse.
Altri, invece, giovani e non più giovani, scelgono le crociere dell’amore: sono quelli che incrociano le dita pensando all’inevitabile «Titanic», ma sognano infatuati dal «Rex» che sfila di notte tra Rimini e Riccione nelle scene di Amarcord o dalla più prosaica «Pacific Princess», idillio romantico di legioni di telespettatori commossi dai flirt californiani di Love Boat. Mentre suonano le note suadenti di Little Tony: «Mare, profumo di mare, con l’amore io voglio giocare...».