Nel volto di Kim Rossi Stuart il dramma di Luca

Qualche imprecisione, ma molta emozione nella biografia del pianista morto nel 1995

Il bel film di Riccardo Milani Piano, solo che narra le vicende del pianista Luca Flores, morto suicida a 38 anni nel 1995, ha suscitato emozioni profonde in me che l’avevo conosciuto e ascoltato con attenzione nei dischi o meglio dal vivo. Milani ha avuto cura che il protagonista Kim Rossi Stuart assomigliasse a Flores in modo particolare, nella figura e nel volto barbuto, per cui altri punti di contatto diventano una conseguenza: lo sguardo triste che si fa acre quando subentra la follia, la dolcezza dell'indole, la natura di bambino diverso dagli altri che si conserva nell'adulto e non gli fa bene per niente.

Era un musicista erudito, Flores: aveva completato il Conservatorio e aveva ottime doti di tocco e di fraseggio e finissime capacità di scrittura. Scelse il jazz dopo aver suonato musica classica e pur continuando a praticarla. Così preferiva suonare da solo e così sovente ce lo mostra il film, che sottolinea i concerti solitari anche nel titolo.

C'è, nelle immagini della vita travagliata di Flores, qualche licenza rispetto alla realtà. Quello che lui chiamava «Il disco del mondo» non era il Clavicembalo ben temperato di Bach che gli mostra il padre (Michele Placido) ma le Quattro Stagioni di Vivaldi. L'incidente d'auto che costò la vita alla madre (Sandra Ceccarelli) non fu dovuto ai sorrisi attraverso lo specchietto per Luca seduto dietro, ma al fatto che il bambino doveva andare dal dentista. Fu questo il trauma per cui Luca si accusò della morte della madre, e malgrado i successi musicali scivolò verso la follia che lo portò al suicidio.

Piano, solo è un film che gioverà all'eterna causa del jazz in Italia. È il punto di arrivo di una vicenda singolare. Toccò a me, nel 1995, scrivere le note di copertina dell'ultimo cd di Flores e scoprire che il brano d'apertura per pianoforte solo, How far can you fly?, era stato inciso dieci giorni prima del suicidio. Se ne accorse Walter Veltroni che dedicò al pianista una biografia (Il disco del mondo). Adesso c'è il film, dove il brano si ascolta più volte. Per il cultore di musica andare a vederlo è un obbligo, anche se stringe il cuore.