Nell’anno della commedia vince un «mattone»

Nell’anno delle commedie, vince il mattone di Martone. È niente più che una battuta, persino un po’ prevedibile e poco rispondente al vero. Perché, pur con qualche lacuna e incongruenza, Noi credevamo è un’opera corale che, soprattutto nel 150° dell’Unità d’Italia, aveva tutte le carte per meritare il David di Donatello come miglior film, un premio che viene consegnato dal Capo dello Stato durante una cerimonia al Quirinale. Anche l’anno scorso, per dire, a conquistare la ribalta fu la storia: miglior pellicola L’uomo che verrà di Giorgio Diritti, ambientato nei luoghi e nei giorni della strage di Marzabotto, e miglior regista Marco Bellocchio per Vincere. E dunque, non c’è troppo da essere stupiti per il successo del film di Martone - altre sei statuette tra cui quella per la miglior sceneggiatura, firmata con Giancarlo De Cataldo - nonostante gli incassi penalizzati dalla distribuzione titubante di 01 (produzione RaiCinema e Palomar, con il contributo del Comitato Italia 150) che, solo dopo l’afflusso del pubblico nel primo week end di programmazione e le conseguenti polemiche, aveva deciso di aumentare le copie nelle sale.
Senza un protagonista principale, ma con un cast d’eccezione (Luigi Lo Cascio, Luca Zingaretti, Luca Barbareschi, Francesca Inaudi, Anna Bonaiuto), Noi credevamo è una sorta di «meglio gioventù del Risorgimento» raccontato dal basso e dal sud, tratto dal romanzo di Anna Banti, con l’intenzione di rivolgersi agli italiani di oggi, lontano dalle versioni ufficiali dei sussidiari scolastici. Cavour non vi compare mai, Garibaldi s’intravede da distante in cima a una collina, mentre Mazzini è assimilato a un proto-terrorista dostoevskiano che ha il volto di Toni Servillo. Ora, sullo slancio della consacrazione del David, Noi credevamo potrà proporsi con tutto il suo blasone per la visione televisiva per la quale era stata realizzata una versione più lunga.
La vittoria del cinema d’autore su quello d’evasione, in un certo senso è stata completata dal David assegnato al regista Daniele Luchetti, autore di La nostra vita, la parabola dalla tragedia al (faticoso) riscatto di un giovane operaio, padre di due bambini rimasto precocemente vedovo, interpretato da Elio Germano, premiato come miglior attore.
Sconfitta invece la pellicola che aveva sbaragliato tutti i record, quel Benvenuti al sud, film rivelazione di Luca Miniero con Claudio Bisio e Alessandro Siani, remake del francese Giù al Nord e maggior incasso dello scorso anno, per la prima volta non assegnato a un cinepanettone. La débàcle delle commedie è stata in parte smorzata dal David al miglior regista esordiente assegnato a Rocco Papaleo per Basilicata coast to coast e a Giuseppe Battiston per la sua interpretazione in La Passione come miglior attore non protagonista.