Nell’anno dei carneadi il Lombardia a Zaugg E per l’Italia «zero tituli»

nostro inviato a Lecco

Uno svizzero a Lecco, quasi una faccenda domestica. Vince un tizio di nome Oliver Zaugg. E' la prima volta che gli succede in otto anni di onesta carriera: per dire l'evento. Lo strano sortilegio continua: anche il Lombardia, l'ultima classica monumentale dell'annata, finisce come le altre prove aristocratiche. A Sanremo il tizio era Goss, al Fiandre il tizio era Nujens, alla Roubaix il tizio era Van Summeren (e per fortuna che Gilbert ha salvato la Liegi). Può pure darsi che li abbia scritti sbagliando qualche lettera, tanto sono oscuri. Purtroppo - non per fortuna! - è il ciclismo dei tizi qualunque, che centrano la combinazione vincente e poi vanno a godersi il montepremi, sparendo dalla circolazione. Si racconta in giro che siano gli effetti della globalizzazione, ma è difficile bersela: ad occhio e croce, ha tutta l'aria di una diffusa mediocrità. Così, almeno, si chiamava una volta.
Miseria e nobiltà del Lombardia. La nobiltà resta legata alla storia, al percorso, ai luoghi di una corsa che resta bellissima. La miseria è tutta legata alla pochezza del risultato, con l'aggiunta di un'aggravante terribile: incassando quest'ultima sconfitta dal tizio svizzero, l'Italia chiude il terzo anno consecutivo senza vittorie importanti nelle corse in linea. Dal Lombardia 2008 di Cunego si ricorda solo mestizia. Le ragioni? C'è chi dice che la pulizia antidoping abbia tarpato le ali ad alcuni Paesi seri, come noi e la Germania, lasciando campo libero a quelli di manica larga, tipo la Spagna: c'è del vero, però bisognerebbe spiegare perché vincano pure svizzeri e australiani, kazaki e inglesi. Un'altra corrente di pensiero parla di incapacità dei direttori sportivi: vai a sapere. C'è molta materia per i convegni invernali, indubbiamente. Ma prima di capire i motivi e i rimedi della grande depressione, bisognerà pur rendere omaggio al poco che ci resta.
Qui, al Lombardia, il poco di buono (in senso buono) si chiama ancora una volta Vincenzo Nibali, coraggioso ad andarsene sul Ghisallo (55 dal traguardo), bravissimo a totalizzare un tesoretto di 1'40'' in vetta, ma sfortunato poi nel ritrovarsi alle spalle un gruppo affollatissimo e affiatatissimo nell'inseguimento di pianura. Così, a 16 chilometri dalla fine, il sogno della riscossa tricolore evapora tra le prime foschie del lago manzoniano. Sull'ultimo strappo, ecco entrare in scena lo svizzero che non ha mai vinto e anche il Giro di Lombardia è tristemente concluso. Zaugg arriva solo, con una manciata di secondi sui primi inseguitori, tra i quali si segnala un Basso decoroso. Il resto, da dimenticare.
C'è poco da fare, bisogna solo stendere un velo pietoso. Sul Lombardia e su tutta quanta l'intera stagione, segnata da una cifra gelida e incancellabile: zero. E' il totale di vittorie nelle corse vere degli azzurri. Classiche e grandi giri, nessuna differenza: dalla Sanremo al Lombardia, passando per Giro, Tour e Vuelta, solo schiaffoni e umiliazioni.
Mentre il tizio svizzero si gode il suo meritato inno sul lungolago di Lecco, in un tripudio di bandiere leghiste che fanno tanto Giro di Padania, cala malinconicamente il sipario. "The end". Titoli di coda. Oggi tutti a Milano, dove si presenta il nuovo Giro, con la sciccheria del tappone Mortirolo-Stelvio. E' già 2012. Altro Giro, altra corsa. Sperando che cambi la musica.

Ordine d’arriuvo: 1. Zaugg (Svi), 2. Martin (Irl) a 8’’, 3. Rodriguez (Spa) st, 4. Basso (Ita), 5. Niemiec (Pol)