Nell’anti Gomorra di "Tatanka" la camorra perde per davvero

Niente coreografie alla Toro scatenato e zero balletti estetizzanti sul ring, eseguiti da controfigure. Solo pugni veri in veri incontri, mosse naturali e la faccia ce la mette proprio lui, Clemente Russo, insieme al suo muscoloso corpo da campione del mondo dei pesi massimi (91 kg), titolo vinto a Chicago nel 2007. Perché si tratta d’una storia raccontata attraverso il corpo, non quello di un attore consumato, che ingrassa e dimagrisce come da contratto, ma di un atleta professionista. E poi si sa: i film sulla boxe sono taroccati, in genere, con colpi e match fasulli. Qui no: tutta roba autentica. A Roberto Saviano, che solo soletto (per motivi di sicurezza) ha visto Tatanka scatenato in dvd, il film del regista calabrese Giuseppe Gagliardi è piaciuto ed è già un buon viatico per l’uscita in sala, il 6 maggio (200 copie): con la data dell’8 aprile, fissata in precedenza, si rischiava d’andare a scontro con titoli più forti e al quartier generale della distributrice Bolero Film si trema e si spera. Eppure, qua si prospetterebbe un Gomorra bis: questa storia di redenzione, girata tra Marcianise, Bacoli, Castelvolturno e Berlino, con il sostegno del Ministero dei Beni Culturali (1.400.000 euro), nasce sotto il segno di Saviano anch’essa, liberamente ispirata com’è dall’omonimo racconto breve dello scrittore superstar, contenuto ne La Bellezza e l’Inferno (European Book Prize 2010, Mondadori). Ed è ancora di scena la gente di camorra, con gli ambienti sordidi del casertano. Però stavolta non avremo, come nel film di Matteo Garrone, l’atmosfera tesa del docufilm di razza, con scene prese pari pari dalla vita dei camorristi. Tatanka, prodotto da MARGHERITA FILM & MINERVA FILM, con Rai Cinema, per quanto drammatico s’incentra su una vicenda più umana che politica, basata sull’amicizia di Michele e Rosario, ragazzini che tra gli stenti crescono a Marcianise, feudo della camorra spietata con i sogni. Il primo è destinato a diventare un campione, il secondo un boss criminale, ma resteranno amici. Per fortuna, in quel deserto dell’anima esiste la Palestra Excelsior: lì tutto scricchiola, ma in quella tana di campioni dove s’è allenato Clemente Russo, portando il nome pulito dell’Italia nel mondo, qualcosa di buono accade. Si tira di boxe sotto lo sguardo vigile dell’allenatore (Giorgio Colangeli). Come per Gomorra, pure qui il casting tra i marcianisani ha dato i suoi frutti: il sedicenne Lorenzo Scialla interpreta Tatanka adolescente ed è il classico ex-ragazzo di strada, che ha lasciato la scuola per la boxe, mentre Rosario da piccolo è Enzo Pane. Ed è proprio una scena dell’interrogatorio del giovane Clemente da parte degli agenti della Guardia di Finanza (raffigurati troppo corrucciati e brutali) ha provocato l’altolà della GdF, che ha chiesto di ritoccare quelle scene impedendo anche a Russo, che è un finanziere, di apparire nel frattempo in tv (stasera avrebbe dovuto essere a Chiambretti Night su Canale 5). In ogni caso, gli sceneggiatori Maurizio Braucci (co-autore di Gomorra), Massimo Gaudioso (L'imbalsamatore), Salvatore Sansone (assistente di Garrone) e Stefano Sardo (La doppia ora) hanno badato a restituire la storia personale e romanzesca di Tatanka, che nella lingua dei Sioux significa bisonte. Perciò viene introdotto l’elemento mélo, con l’irruzione - nella vita del boxeur ormai adulto, ma sempre turbolento - d’una donna: è una tedesca (Susanne Wolff) ricca ed elegante, che a Berlino gestisce ristoranti chic e che aiuterà Michele (Clemente Russo) a sparire da Marcianise. Le loro strade si divaricano quando il pugile scende nell’inferno dei combattimenti clandestini, dove si combatte illegalmente all’ultimo sangue. A Berlino Est, sotto la luce fredda di Berlin-Mitte e nel quartiere di Berlino Ovest, Kreuzberg, si ambienta la svolta del campione, che incontra un vero allenatore. Il finale è a sorpresa, neorealistico il tono generale di Tatanka, girato in 35 millimetri (raro, mentre dilaga il digitale) «e purtroppo non in bianco e nero», per dirla col regista. E impressiona la scena in cui l’allenatore spiega a Tatanka che son finiti i soldi e deve smettere, mentre, da un elicottero, lanciano giù petali di rosa, per la festa d’un boss. Sarà un film anti - Gomorra, dato il messaggio positivo, che trasmette ai giovani, cioè perseguire il Bene è possibile, a dispetto del Male? L’unica cosa certa è che la boxe accomuna: chiunque, prima o poi, è preso a calci dalla vita e quindi ha voglia di prenderla a pugni. Poi, qui di Saviano resta poco: la descrizione della Palestra Excelsior, una decina di righe.