Nell’area di Ostia la posa di un cavo alimenta l’arte

Un tempo la scoperta di resti archeologici durante la realizzazione di una linea elettrica avrebbe causato intralci al lavoro e rischi serissimi per i beni venuti alla luce. Ma ora c’è il sistema degli scavi preventivi e la posa può avvenire senza sacrificare i reperti. Documentati e pubblicati in un volume curato da Simona Pannuzi e finanziato dall’Acea. È quanto è accaduto un anno e mezzo fa nel tratto Lido Vecchio-Casal Palocco, l’area di Ostia che si estendeva al di là della fascia costiera. Già indagata e scavata negli anni Venti in occasione della costruzione della ferrovia Roma-Ostia e successivamente negli anni ’50-’70 e negli anni ’80-’90. «Uno scavo difficile - ricorda Pannuzi - fatto in una cunetta fra il limite della sede stradale e la recinzione della ferrovia, lo spazio era ristretto, c’erano le auto che passavano». Una volta posizionato il cavo elettrico tutto è stato richiuso e risotterrato. Gli oggetti ritrovati, una volta restaurati, faranno parte del Museo di Ostia Antica. Si tratta di una necropoli importante che copriva una vasta estensione fino ai limiti del grande Stagno collegato alle antiche Saline, localizzate sul lato meridionale dell’antica via Ostiense, a Est della moderna via di Castelfusano, ancora oggi ricordato nella toponomastica moderna nella località Stagni. Più ampia del borgo di Ostia, due chilometri per un chilometro e mezzo, ospitava tombe. Una necropoli utilizzata a lungo, anche in epoca cristiana. Sono stati rinvenuti edifici funerari, colombari, mausolei con pavimenti a mosaico bianco e nero, con tracce di intonaco rosso sulle pareti e affreschi con decorazioni simili a quelle ritrovate nella necropoli vaticana della via Trionfale. Molte sepolture sia a incinerazione che a inumazione, sono state riutilizzate, sovrapposte una sull’altra, riempiendo tutti gli spazi disponibili. Nella zona di accesso al Cimitero di Ostia Antica, in prossimità della chiesa di S. Ercolano, scavata negli anni ’80, sono venuti alla luce una vasca e un pozzo, connessi ai riti funerari. E nella sabbia è stato rinvenuto un cranio che ha conservato «l’obolo di Caronte», ovvero una moneta dell’imperatore Settimio Severo. È stato scoperto anche un tracciato stradale del III sec. d.C. di circa tre metri che si ricollega alla necropoli Laurentina con la sua crepidine e i basoli ben conservati. Da segnalare il rinvenimento di una lastra funeraria che ricorda un gruppo di liberti appartenenti all’ampia e prospera comunità ebraica di Ostia. Ma le scoperte più interessanti, cariche di amore e umana pietà, si riferiscono a una giovane donna e a un bambino. Il diadema d’oro trovato accartocciato era probabilmente legato sulla testa di una giovane donna di 35 anni, mentre è commovente la maschera in terracotta dai tratti orientaleggianti del I-II sec. d.C. posta sul volto di un bambino di 4-5 anni, forse un giocattolo.