Nell’era dei voltagabbana nulla dura più per sempre

Questa è pressappoco la stagione della zagara, fiore dell’arancio e del limone. Con essa le spose usano adornarsi per non turbare con altro colore il candido abito nuziale e per spargere intorno un profumo languido e malizioso. Usano, forse usavano perché non è detto che oggi il velo della sposa sia sempre bianco e perché i municipi odorano principalmente di scartoffie.
A parte tuttavia tale considerazione che potrebbe appesantirsi di nostalgia, questa stagione delle unioni par essersi trasformata nella stagione delle separazioni, dei divorzi, degli addii. Abbiamo numerosi sotto gli occhi gli esempi di coppie note e famose che, più o meno all’improvviso, ci ripensano e in diverse forme scelgono rapporti ben lontani da quelli tradizionali; senza contare quelli di coloro che preferiscono lavarsi i panni più o meno sporchi in famiglia e addirittura talvolta fingono una unione che non c’è più.
Recentemente accanto alle separazioni coniugali si sono manifestate anche le separazioni, veri e propri scismi clamorosi perché inaspettati e presumibilmente indissolubili.
Sono «divorzi» che si annunciano in tutti gli schieramenti tranne in quelli, scusate la monotonia, che usano ostinatamente lavarsi i panni sporchi in famiglia.
Chi attribuisce il fenomeno a quello del voltagabbana per convenienza forse pecca di superficialità. La maggior parte dei ripensamenti a cui seguono le separazioni sono forse segni di incertezza, sono il sintomo cioè della mancanza di inossidabili fondamenta, o se si vuole, di fede. Coppie e compagni di partito che hanno convissuto per lunghissimo tempo hanno forse finto, nascostamente si sono ingannati e traditi a vicenda, forse - addirittura - si sono odiati? Il vero rapporto che li ha tenuti legati è stato forse quello dell’ipocrisia e della gelosia? La falsa emulazione in cui si annidava il perverso disegno di sostituirsi al collega, compagno, camerata nell’esercizio del potere era persino malcelata? E l’ostentata fedeltà era forse l’alibi dell’inganno?
Questi ed altri molesti pensieri ci assalgono mentre si moltiplicano i divorzi coniugali e di partito che sembrano andare stranamente di pari passo. Abbiamo la sensazione che invece di credere noi preferiamo il «come se credessimo». Il «come se» che minaccia di sostituirsi alle vere certezze, alle vere fedi, e che comodamente ci consente di continuare a fingere di essere in pace con le nostre coscienze.
Questa, ripetiamo, è la stagione della zagara cantata da Goethe in Mignon e dalla tradizione popolare; abbandoniamoci per un attimo al suo profumo che stordisce, a condizione che al risveglio ciascuno di noi sia in grado di rispettare con radicata convinzione ogni patto d’amore se non altro per restituire serietà alla vita politica.