Nell’inchiesta anche le società di Valentino

da Pesaro

In un faldone di 400 pagine, in procura a Pesaro, tutte le cifre e i documenti che ricostruiscono la galassia societaria che ruota attorno al pianeta Valentino Rossi, alla sua presunta evasione fiscale. Il pm Valeria Cigliola indaga per dichiarazione infedele e omessa dichiarazione dei redditi, un atto dovuto. Nessun commento da parte sua e neanche dell’altro sostituto Silvia Cecchi. L'Agenzia delle Entrate chiede al sette volte campione del mondo 112 milioni di euro, sanzioni e interessi compresi, per i 60 milioni di compensi percepiti fra il 2000 e il 2004. L'inchiesta penale si prospetta lunga, Rossi ha tempo fino a ottobre per decidere la strategia difensiva: può fare ricorso alla Commissione tributaria provinciale oppure aderire all'accertamento.
Il padre Graziano è convinto che fra una settimana scenderà in pista senza farsi condizionare dall'indagine. «Quando sale su una moto - racconta - lascia nei box tutto quello che non c'entra con la gara. Questa vicenda si può risolvere favorevolmente, non è irrecuperabile, perché credo che non abbia fatto niente contro la legge. Quando uno sportivo fa bene il suo lavoro, le altre cose passano in secondo piano».
Anche quelle otto macchine, fra berline e Suv, rientrerebbero nel suo lavoro. «Sono una passione. Ha corso nei rally e provato la Formula 1, potrebbero essere anche il suo futuro, visto che a trent'anni, fra due, potrebbe smettere di correre in moto. Lo yacht Tatilla? Qualche volta c'è andato. La Canalis? Se gli capita di incontrarla al box del Mugello si salutano, forse si sono telefonati, ma non è una cosa importante». Secondo un sondaggio di Sky Tg24, per il 35% degl'italiani Valentino ha fatto bene a non pagare le tasse nel nostro Paese.