Nell’inferno cinese della «rieducazione»

Figlio di un banchiere di Shanghai, Harry Wu è stato per 19 anni nei gulag cinesi. Torture, fame, pazzia in agguato, degrado umano per migliaia di uomini e donne da «rieducare». Wu, ora in America, racconta il suo inferno in Controrivoluzionario (San Paolo, pagg. 422, euro 22, trad. Isabella Mastroleo). «Il capogruppo del mio squadrone prese Xu per la nuca e lo costrinse a inginocchiarsi gridando: “Prima di tutto dobbiamo aiutarti a correggere il tuo atteggiamento. Piega la testa e ammetti il tuo errore. Chiedi la punizione del Nostro Grande Leader!”». Era solo un «gruppo di studio». E molti si umiliavano: «Sono davvero un cattivo elemento di destra». Ma non bastava. Wu temette il rogo dei suoi libri, traduzioni in cinese di Shakespeare, Tolstoj, Hugo, Twain. Impacchettò i libri e li seppellì avvolti nella plastica.