Nell’ospedale dei bambini «Il Mondo delle meraviglie»

All'Ospedale Infantile «Cesare Arrigo» di Alessandria è arrivato a poco a poco negli ultimi dieci anni senza troppi clamori, per essere festeggiato ufficialmente il 22 maggio. È il ciclo di affreschi «Il Mondo delle Meraviglie»: quattro grandi pannelli - uno lungo quasi 15 metri - che ripercorrono il cammino della cultura e della civiltà umana attraverso una fitta trama di simboli e allegorie tra arte, musica e poesia. Collocati nei corridoi del piano terra dell'ospedale, i pannelli sono stati concepiti da Loredana Cerveglieri che ha guidato una vera e propria bottega d'arte, Ilboscoblu: insieme a centinaia di piccoli praticanti - bambini tra i 6 e i 12 anni delle scuole di Alessandria - l'artista ha realizzato questo ciclo concepito per essere una finestra sul mondo, la bellezza e la creatività in una struttura ospedaliera dedicata all'infanzia. Ogni bambino si è specializzato nell'esecuzione di uno o più elementi, dalla stella alla farfalla, dal drago al totem, maturando il desiderio di regalare il proprio gesto migliore alla comunità cui appartiene ma soprattutto alla collettività, a quanti ogni giorno - dai medici agli infermieri ai piccoli pazienti con le loro famiglie - vivono all'interno dell'ospedale. Per questo l'avventura de «Il Mondo delle Meraviglie» è diventata un segno identitario, che dalla nascita alla realizzazione ha visto crescere il numero di quanti ne hanno incrociato la rotta, e allo stesso tempo un riuscito esempio di arte sociale che si colloca in un panorama, per lo più straniero, in forte sviluppo. Dal coloratissimo ospedale di Poul Gernes a Copenhagen alla «Salle des départs» di Ettore Salletti al Poincaré di Garches fino allo straordinario padiglione di emodialisi di Pistoia - concepito in sinergia da artisti e architetti - l'umanizzazione delle strutture sanitarie va sempre più sposando l'arte contemporanea, con interventi concepiti ad hoc in un'ottica di necessità e non di decorazione. Da «La Giostra», metafora dell'origine del mondo, da cui si generano una miriade di forme di vita accompagnate dalla creatività, una fata-musa vestita di punti interrogativi, al «Circo» dove le vigilesse vestono morbidi tutù e mettono in scena uno strepitoso can can armate di palette.