Nell’Ospedale dei Pupazzi si curano anche le macchinine

Diagnosi e terapia come un gioco per 200 bimbi che hanno affidato i loro beniamini alle cure di giovani medici

(...) i classici sintomi influenzali: brividi e stanchezza accompagnati da qualche linea di febbre. E ancora, ecco Superman punto da un'ape, che grazie a un'iniezione di adrenalina e a una speciale fasciatura al titanio, può tornare a salvare il mondo.
Questi e altri straordinari casi sono routine all'Ospedale dei Pupazzi, che ieri mattina ha aperto i battenti presso la Scuola Infanzia Firpo di Sampierdarena, in una giornata fortemente voluta in primis da Paola Toni, dirigente dei Servizi ai bambini 0/6 anni del Comune di Genova. Ad attendere i dottori, 200 bambini accompagnati dai propri genitori, iscritti all'Asilo Nido Mongolfiera, e alle scuole Fantasia, Firpo e Govi, che hanno accolto anche i loro ex-alunni, quest'anno alle prese con la prima elementare. I piccoli, dai due anni e mezzo ai sei anni, si sono preparati a questo giorno insieme alle insegnanti, tra racconti e disegni, e con loro rielaboreranno, nei prossimi mesi, quanto vissuto.
Ciascuno ha portato con sé il proprio compagno di giochi - quello da cui è impossibile separarsi, poco importa se bambola, peluche o macchinina - per farlo visitare, curare e guarire dai Pupazzologi: futuri e neo dottori che appartengono al SISM di Genova (Segretariato Italiano Studenti Medicina) una delle 30 sezioni italiane dell'IFMSA, associazione internazionale che, oltre all'Ospedale dei Pupazzi, promuove programmi di sostegno nei paesi in via di sviluppo, corsi, scambi e giornate tematiche su temi quali, ad esempio, la pedagogia medica e la salute pubblica e riproduttiva.
Ma tutto questo, giustamente, i bambini lo ignorano. Anche perché sono troppo emozionati, tra curiosità, timidezze e timori, per l'incontro con i medici. Arrivati alla Scuola Firpo - che ospita per la seconda volta l'iniziativa - siedono con mamma e papà in una coloratissima e allegra sala d'attesa, ove non mancano le insegnanti e, per l'occasione, i pagliacci: qui ricevono un bollino, in base all'orario d'arrivo, proprio come nei «veri» ospedali. Quando arriva il loro turno, inizia l'avventura: accolti nelle sale di visita, spiegano tra entusiasmo e reticenze il malessere che ha colpito il loro compagno di giochi prediletto. I dottori, armati di pazienza e sorrisi, li ascoltano con interesse e, dopo averli rassicurati, li dirigono nelle varie sale mediche allestite per la giornata, ove gli specialisti li attendono. In ortopedia, i pazienti sono moltissimi, ma bisogna subito ingessare la gamba «rotta» di una bambola, mentre in sala raggi si aspettano con trepidazione i referti, piccoli disegni bianchi su cartoncino nero, le radiografie di principesse e supereroi. Nel frattempo, in chirurgia, tra flebo colorate e disegni che evocano un elettrocardiogramma, si eseguono delicati interventi su gattini, alci e draghi di peluche, tra mille domande. Perché i bambini, superata l'insicurezza iniziale, vogliono essere informati su ogni dettaglio, dalla funzione di quella strana collana che portano i dottori, il fonendoscopio, al segreto per imparare a mettere i punti di sutura. I più coraggiosi, di solito i più grandi, non mancano di chiedere di toccare e provare gli strumenti, e non dimenticano di farsi ripetere dal dottore tempistiche e dosaggi delle medicine prescritte ai loro amici.
Ma tutti, grandi e piccini, stringono tra le mani, per scongiurarne lo smarrimento, referto e prescrizioni del dottore, da consegnare in farmacia per tornare a casa con le medicine necessarie alla guarigione del proprio piccolo, inseparabile, compagno. Tra i più diffusi febbre (anche a 3.000) e mal di pancia, si registrano anche incidenti e casi di diabete: i bambini, trasferendo vissuto e immaginazione nel proprio gioco di pezza o metallo, affrontano la realtà della malattia, della diagnosi e della terapia attraverso il gioco e si avvicinano al mondo dei camici bianchi, che spesso incute timore, in un'atmosfera rassicurante, imparando con immediatezza un'importante lezione di vita.