Nell’ospizio lager disabili abbandonati tra topi e blatte

Sequestrata Villa Nobila ad Ardea. La titolare fugge all’estero e lascia i degenti senz’acqua né cibo

Stefano Vladovich

La badante non aveva neppure i soldi per fare la spesa. Nel frigorifero, spento per mancanza di energia elettrica, cibo avariato. Niente acqua e medicinali. Tutt’intorno topi, formiche e scarafaggi, alle pareti muffa e infiltrazioni. Ventisette posti letto di cui venti occupati fino all’altro giorno nella casa di riposo «degli orrori » scoperta dai carabinieri di Ardea in località Nuova Florida.
Esternamente un bel villino a due piani con tanto di giardino e piscina, fra le mura, invece, una situazione da incubo. Il blitz dei militari è scattato domenica notte in seguito a una telefonata anonima: «Correte, andate a vedere che cosa succede a Villa Nobila. È uno spettacolo indecente», questo il messaggio lanciato alla sala operativa del 112. Quando gli uomini del luogotenente Antonio Landi, comandante della stazione dei carabinieri di Ardea, si precipitano sul posto, al civico 4 di via Pordenone, non credono ai loro occhi. In una stanzina con le finestre sbarrate, stesa su un letto, una quarantenne psicolabile imbottita di psicofarmaci, in un altro locale due anziani disabili, una donna di 95 anni e un uomo di 78 su una sedia a rotelle lasciati in balìa di una lavorante, E.M.Y., una donna bulgara di 43 anni, clandestina, assunta sei mesi fa dalla titolare del «pensionato» con la promessa di un lavoro stabile.
«Mi aveva assicurato che in breve tempo mi avrebbe messo in regola con il permesso di soggiorno, ma da allora non solo non ho visto un soldo, ma mi hanno abbandonata qua senza uno straccio di contratto», spiega la governante al magistrato della Procura di Velletri. Nell’abitazione un’altra dipendente, una cuoca italiana residente a Pomezia: «Non avevo nemmeno i soldi per comperare pane e latte, tanto che sono stata costretta ad anticipare il denaro con la speranza che prima o poi l’avrei avuto indietro». L’aguzzina, ovvero l’affittuaria del villino trasformato in una improbabile casa di soggiorno per la terza età, è scomparsa nel nulla. «È fuggita all’estero» spiegano gli inquirenti aggiungendo che si tratta di una donna di Pomezia di 44 anni, già messa sotto sfratto per morosità dall’agenzia che gestisce, per conto della proprietà, l’immobile. Già, nonostante i familiari dei venti ospiti pagassero 1.500 euro al mese, la donna, ricercata per abbandono d’incapace, non aveva mai sborsato un centesimo di pigione. Non a caso aveva scelto un edificio accanto a una casa di riposo regolare. Una vicinanza che serviva a non far sorgere sospetti ai parenti dei pazienti. Ma è bastata una prima visita, secondo quanto raccontato al magistrato dalle due donne impiegate nella struttura, per capire come andassero le cose. In casa niente acqua, luce, servizi igienici, assistenza infermieristica. Eppoi lenzuola sporche, pavimenti indecenti, cucina sprovvista di alimenti, bagni impraticabili. Le badanti fanno il possibile per accudire gli sventurati ma, alla fine, neppure loro riescono a tamponare la situazione a dir poco drammatica. A mettere fine a tutto questo, dunque, ci sono voluti i carabinieri intervenuti assieme al personale della Asl Rm H. I tre ospiti trovati nelle camere, tutti residenti nella provincia di Roma, sono stati trasportati dal 118 alla clinica Sant’Anna di Pomezia per accertamenti sanitari prima di essere riaffidati ai familiari. Il settantenne è stato ricoverato per una crisi ipertensiva.