«Nell’Ulivo sarò io l’ago della bilancia»

Mastella: «Sto nel centrosinistra fino al nostro congresso del 27 gennaio, poi vedremo... le unioni civili non mi piacciono»

Luca Telese

da Roma

Onorevole Mastella, è vero che da quando nel programma del centrosinistra sono state inserite le «unioni civili», anche tra coppie omosessuali, lei nell’Unione si sente stretto?
«Vorrei vedere».
Ma davvero le dà fastidio?
«Non mi piacciono i trucchi linguistici: le chiamino come vogliono, anche Pasquale, sempre coppie di fatto sono. E che io non ami le coppie di fatto gay è noto».
Un tempo lei era il più liberale dei post-democristiani.
«Lo sono ancora: ognuno è libero di fare quel che vuole a casa sua, non di fronte allo Stato: il matrimonio fra uomo e donna è un’altra cosa, la famiglia riconosciuta dalle istituzioni deve restare quella».
Però poi lei è andato da Anna La Rosa, a Tribuna politica, a dire che c’è una «coppia di fatto», quella tra lei e Casini, che non le dispiace.
«L’unica unione civile che trovo civile è quella politica. Io e Pier poi siamo sempre stati amici, non è un mistero: ora siamo tornati anche in sintonia».
Veramente io ero rimasto che avevate litigato. Il richiamo della foresta post-democristiano la solletica?
«Io e Casini abbiamo avuto un periodo glaciale dopo la rottura. Fisiologico, direi. Ma ci unisce sempre un progetto: il centro».
Ma lei sta nel centrosinistra e Casini nel centrodestra: le pare differenza da poco?
«Voi giornalisti non avete ancora capito: è cambiata la legge elettorale. Stiamo tutti e due al centro».
Ma lei è nel centrosinistra!
«Non è corretto: ci sto - per ora - fino al 27 gennaio».
Perché, il 28 che succede? La collocazione dell’Udeur scade come gli yogurt?
«No, il 28 si celebra il nostro congresso straordinario».
Vuol dirmi che potreste cambiare coalizione? È un bluff.
«Per nulla: l’unica cosa certa è che dopo il voto non resto... zitello. Vedremo poi dove guarda questo centro: nulla sarà come prima, dopo le elezioni».
Vuole usare il congresso per cambiare rotta?
«Venga a vederlo e lo saprà».
Ma lei si immagina più facilmente di centrosinistra o di centrodestra?
«Mi immagino... agobilancista, in ogni caso».
Cioè?
L’Udeur con la nuova legge e la sua forza, può raddoppiare le proprie rappresentanze. Si è scordato chi è arrivato terzo alle primarie dell’Unione?»
Lei.
«Bravo: adesso faccia di conto, e capirà: se io confermo il dato delle primarie, prendo tre senatori in Campania, uno in Basilicata, uno in Puglia, uno in Sicilia, in Calabria sicuramente un altro, e poi, se mi dice bene, uno in Sardegna, e forse persino uno nel Lazio. All’estero, poi...».
Ma come, pensa di eleggerne uno anche tra i dodici deputati e i sei senatori degli italiani all’estero?
«Altri due, a dire il vero. All’Ulivo dico: se ci volete in coalizione, uno ce lo dovete dare».
E sennò che fa, va da solo?
«Perché, non mi crede in grado? Ha scordato che alle primarie sono arrivato primo in Argentina? secondo in Australia e in Francia... Se l’Unione continuasse a fare come se io non esistessi e non mi desse neanche un posto potrei anche correre da solo: però poi loro li perdono tutti».
Ma perché dovrebbero dargliene uno, scusi?
«Perché senza di me restano fottuti. E poi chi ci vogliono mettere in America: uno del Pdci col colbacco? Siamo seri: solo con me vincono».
Le diranno «prepotente».
«Chi, io? Ma scusi: D’Alema - lo sanno anche i sassi - si prenota per la presidenza della Camera (se gli va male) e per la presidenza della Repubblica (se gli va bene). Anche Bertinotti sta facendo un pensierino per Montecitorio. Marini si è messo in lista per Palazzo Madama. Tutti sanno che Fassino vuole andare al governo. E che, l’unico fesso sono io?».
Però lei si candiderà al Senato, dove sa che ogni voto dell’Udeur diventa determinante.
«Sì, ma non lo dica come se fosse un furto: è democrazia. E aggiungo che va cambiato il regolamento parlamentare: a chi supera lo sbarramento bisogna riconoscere il diritto di far gruppo a sé».
Ma lei è sicuro che lo supera?
«Guardi, nell’Unione sono l’unico su cui i bookmaker scommettono: da dieci anni i cespugli passano e Mastella resta».
E la... convivenza con Casini?
«Non raccolgo la malizia. E le dico di più: vorrei che con questi amici centristi siglassimo un patto di programma comune a prescindere dalla coalizioni».
Che c’è, dopo il «patto Segni» il «patto Mastella»?
«Patto Mastella, Casini, Rotondi, faccia lei: un patto su valori e programmi: famiglia, coppie di fatto, aborto».
Perché?
«Siamo gli unici che possiamo permetterci di dire fin d’ora agli elettori cosa faremo sui temi etici. Le pare poco?».