Nell’Unione divisa anche la Margherita attacca i cattolici

Arturo Gismondi

L’intenzione era buona, almeno in partenza. Due esponenti cattolici nelle liste della Margherita, Luigi Bobba (già Presidente delle Acli) e Paola Binetti (fondatrice del Comitato Scienza e Vita) hanno scritto una «lettera ai cattolici» rassicurandoli sull’orientamento dell’Unione e annunciando che loro due si batteranno affinché non vi siano scivoloni della coalizione verso temi non graditi dalle gerarchie e dalla cultura cattolica. «I cattolici possono votare per l’Unione - spiega la Binetti - perché noi difenderemo i nostri valori, compresa la libertà d’insegnamento, e la tutela della vita dal concepimento alla morte naturale».
Voleva essere una rassicurazione, e ha finito per diventare una confessione, una prova di isolamento e di debolezza. Con tutto il rispetto per i due candidati, la Chiesa non può affidarsi alla buona volontà dei singoli. Ha bisogno di ben altro sostegno per le sue posizioni. Che in verità esiste assai più al momento nella Casa delle Libertà, sui temi in questione abbastanza compatta, che non nell’Unione. In effetti, la lettera dei due candidati ha prodotto intanto una campagna da parte della Rosa nel Pugno, che nella persona di Daniele Capezzone ha visto nella lettera la prova che «si è così compiuta l’involuzione neo-integralista, anti-laica e ruiniana della Margherita», una «involuzione» che di conseguenza investe i Ds i quali - insiste Capezzone - con questa gente vogliono fare un partito unico.
A parte le liaisons ardite del Capezzone, a sinistra la lettera del duo Bobba-Binetti non è stata molto apprezzata, e per ragioni che si possono capire. Fassino, e i Ds in genere, non amano che a così breve spazio di tempo dal voto si sollevino temi tanto delicati, e nei quali l’Unione è profondamente divisa. In effetti, la polemica sui «temi sensibili», anche grazie a quelli che Vincino definisce «i rosa - pugnoni», sono nella pratica tutti interni all’Ulivo. E qui i rapporti di forza si sono fatti piuttosto difficili per i cattolici come la lettera dei due candidati e le reazioni suscitate hanno confermato. Su Pacs coppie di fatto, omosessuali, eutanasia, finanziamento delle scuole private fino alla revisione del Concordato, temi agitati dai radical-socialisti, lo schieramento nell’Ulivo è piuttosto vasto.
Le reazioni ostili a sinistra erano scontate. Ma contro Bobba e Binetti c’è stato anche il fuoco amico dalla Margherita: Rosy Bindi ha parlato di «eccesso di legittima difesa», Parisi ha detto di non apprezzare i candidati «con un’ostentata etichetta cristiana». E c’è chi li ha invitati a «rispettare un gioco di squadra». Insomma, per la serie «Chi siete voi? Come vi permettete?». L’unica assoluzione è venuta da Rutelli che ha definito «legittima» l’iniziativa. Poi basta.
Insomma, le reazioni allo zelo di quelli che chiamano i super-cattolici appaiono ostili, o infastidite. Lo sono soprattutto da parte dei Ds e di Fassino che non hanno alcuna voglia di mediare, finendo per prenderle da una parte e dall’altra. I Ds non gradiscono di dover misurare le loro posizioni su quelle di due illustri e rispettabili signori. Il testo della lettera, annunciato ampiamente dal Corriere, ha l’aria di una rassicurazione al mondo cattolico sulla situazione esistente nell’Ulivo. I risultati, però, appaiono negativi, più che scarsi. Il duo Bobba-Binetti ha sbagliato il tempo, il modo, il luogo. Insomma, tutto o quasi.
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