Nella Bassa Vercellese la giunta lavora gratis

nostro inviato a Saluggia (Vercelli)

La Casta qui non si vede. E non è colpa della nebbia. A Saluggia, in mezzo ai campi del Vercellese, il sindaco preferisce lavorare gratis. Rinunciando ai duemilacentossessantanove virgola dodici euro al mese previsti dalla legge. Lordi, certo, che in un anno fanno 26mila tondi. Tanto? Poco? Per rendere l’idea, con quei soldi a Montecitorio ci pagano nove mesi di calze e di collant per i commessi parlamentari.
«L’avevo promesso in campagna elettorale. E per il terzo anno consecutivo mantengo gli impegni», se ne vanta il primo cittadino Marco Pasteris (nella foto), 41 anni, uomo di An ma eletto con lista civica nel maggio del 2007. Poi è arrivata la nomina ad assessore provinciale al Turismo di Vercelli, è vero, «però non dite che così è facile» mette subito le mani avanti. «Conta solo che sia io sia cinque miei assessori - nella vita di tutti i giorni tre pensionati, un’operatrice sociale e un commerciante, ndr - non intaschiamo un solo centesimo delle indennità di funzione che ci spettano. Non parlo del denaro che buttano a Roma. Altri miei colleghi sindaci non lo fanno, ecco tutto». Per i cittadini significa un risparmio di oltre 45mila euro l’anno. Resta a libro paga soltanto il consulente all’urbanistica, con i suoi trecento euro lordi mensili. Viene da fuori, gli servono giusto a pagarsi le trasferte in Comune. Trasferiti nei bilanci di Palazzo Madama, gli stessi versati ogni tre giorni alla ditta che noleggia le piante ornamentali. Sì, quelle usate per colorire un po’ gli appuntamenti ufficiali. Onorevoli vegetali.
I quattromila indigeni di Saluggia sembrano aver apprezzato il gesto e lo sforzo, d’altronde amministrare il paese «deve essere una missione, mica un modo per arricchirsi» sostengono gli elettori seduti al bar in piazza. Per Pasteris è la sintesi delle «responsabilità che mi sono andato a cercare facendomi votare. Sa qual è la cosa più difficile? Il percorso a piedi, ogni mattina, da casa mia al Municipio. Mi fermano a ogni passo con le richieste più assurde... ma è giusto così», alza le spalle. Il camion che ieri sera non è passato a ritirare la spazzatura, quel permesso bloccato che non ti fa allargare il garage, l’aiutino per trovare un lavoro. Ecosistema di una comunità in miniatura dove sopravvivono ancora due, forse tre, istituzioni: il sindaco, il parroco e ...il «fagiolo saluggese». Un must della cucina di queste terre a sentire gli esperti, semplicemente la «carne dei poveri» per i più anziani.
Con la fascia tricolore e senza stipendio, Pasteris si fa serio: «Guardi che problemi grossi ce li abbiamo anche noi». E indica la zona a ridosso della Dora Baltea. «Là c’è il più grande deposito di scorie nucleari d’Italia, gestito dalla Sogin. Ci hanno detto che prima del 2019 non portano via nulla. Se il fiume esonda ancora, mi incateno davanti al ministero... ho già comprato la catena!». Poi si volta dalla parte opposta: «Laggiù, invece, nella frazione di S. Antonino vivono un centinaio di rom kosovari. Per proteggerci dai furti ho dovuto riempire le strade di telecamere». Infine racconta delle 70 famiglie oggi in cassa integrazione Fiat e delle altrettante che s’arrangiano sotto la soglia della povertà. «Vogliamo impiegare a loro favore i 45mila euro messi a disposizione dopo il taglio ai costi della politica locale. Sul modello degli aiuti varati di recente dal governo, pensiamo a una sorta di “social card” per fare la spesa in paese. Credo si possa arrivare a un pacchetto di 5-6 euro al giorno da destinare ai più bisognosi. Dopo tutto, i nostri numeri sono questi. Facciamo il possibile. Nessuno mi dà la bacchetta magica o la palla di vetro».
Il gettone di presenza di un consigliere comunale, da queste parti, è di 18 euro. Esattamente quanto una seduta dal barbiere del Senato. Consoliamoci: fino a poco tempo fa, per i parlamentari avere barba e capelli sempre in ordine era un benefit tra i tanti. E poi dicono che la Casta non ami i tagli...