Nella capitale è giallo sulle case fantasma

È quanto emerge dal XIV censimento della popolazione e delle abitazioni

Lidia Scognamiglio

L’Usi-Rdb, il sindacato dei lavoratori della ricerca, lancia l’allarme: dal 1991 al 2001 a Roma sono scomparse quasi 200mila persone, il 6,8 per cento della popolazione. Per non parlare del giallo delle «case fantasma»: quasi 30mila abitazioni disperse. È quanto emerge dal XIV Censimento generale della popolazione e delle abitazioni, la più recente fotografia dell’Italia, scattata dall’Istat il 21 ottobre del 2001.
Secondo i dati dell’Istituto di statistica la popolazione residente nella capitale è passata, nel giro di dieci anni, da 2.733.416 a 2.546.804. «Un esodo di massa? - si domanda ironicamente il sindacato Usi-Rdb - in assenza di cataclismi o eventi naturali di portata straordinaria, è chiaro che si tratta di un vero e proprio catastrofico abbaglio statistico». Del resto anche le cifre dell’anagrafe parlano chiaro: nel registro ci sono 369mila cittadini sconosciuti all’Istat. Ma l’Istituto di statistica non si smuove. E non risulta neanche sorpreso. «Queste differenze di unità tra la popolazione censita e quella registrata all’anagrafe - spiega il direttore centrale del censimento della popolazione Aldo Orasi - sono assolutamente naturali e già note a tutti da tempo, perché verificatesi anche nei censimenti precedenti. Il nostro compito è quello di coordinare a livello nazionale un’opera estremamente complessa, affidata, per quanto riguarda l’organizzazione locale, a ogni singolo comune». Anche il Campidoglio minimalizza: «Sono incongruenze assolutamente normali - risponde Andrea Ambrogetti, il portavoce dell’assessorato alla Statistica del Comune - perché nei nostri elenchi risultano anche persone che si sono trasferite dalla città, pur mantenendo la residenza. Poi ci sono gli extracomunitari, di solito registrati dalle associazioni umanitarie nelle grandi città, che poi si trasferiscono altrove senza segnalarlo».
Ma se le persone possono spostarsi, quasi 30mila case dove sono «fuggite»? «È difficile credere - dichiara il sindacato dei lavoratori della ricerca - a meno di qualche fenomeno esoterico, che anch’esse siano svanite nel nulla e sarà complicato spiegare che gli stranieri un tempo residenti a Roma, prima di lasciare la città, abbiano impacchettato anche il loro appartamento e se lo siano portato». L’Istat assicura: nessuno ha rubato le case, né sono scomparse nel nulla. «In tutte le grandi città, come Roma - spiega Orasi - si verificano continui cambiamenti di destinazione d’uso. Quando le abitazioni si trasformano, ad esempio, in uffici o studi, non rientrano più nel nostro campo di osservazione».
Ma la critica dell’Usi-Rdb è dura, e arriva fino alla richiesta del commissariamento dei vertici dell’Istat e dell’allontanamento dei responsabili dell’ufficio Statistica del Comune. Perché, come sostiene il sindacato, queste cifre non sono dei dati puramente statistici, in quanto alterano irrimediabilmente gli equilibri socio-economici e politici del Paese. Per un calo della popolazione di tale dimensione Roma avrebbe alle prossime elezioni politiche 2 deputati e un senatore in meno. Per non parlare delle conseguenze economiche: un danno di circa 150 milioni di euro in termini di minori trasferimenti dallo Stato alla Regione Lazio per la spesa sanitaria. «Tutto questo - conclude l’Usi-Rdb - è l’ennesimo esempio di sperpero di denaro pubblico e di inefficienza e inaffidabilità dell’Istat, che per l’ultimo censimento ha speso ben 430 milioni di euro».