Nella capitale scene di gioia ma la violenza non si ferma

TripoliLa battaglia per Tripoli sembra essere cominciata ieri, quando in molti - a causa della rapida entrata in città delle forze rivoluzionarie sabato notte - davano la capitale libica già nelle mani dei ribelli. E invece, proprio durante i festeggiamenti, i cecchini del raìs hanno colpito senza pietà uccidendo due bambini di 5 e 6 anni mentre sventolavano col padre la bandiera dei ribelli. Nella piccola clinica improvvisata nel quartiere occidentale di Andalus, a Tripoli, i feriti arrivano a bordo di pick up delle forze ribelli. Sono quattro, colpiti alle gambe dai proiettili di una mitragliatrice pesante. Sono membri di una delle brigate ribelli di Tripoli, che ieri pomeriggio ha preso possesso dell’Accademia militare femminile a meno di due chilometri dalla piazza Verde.
Gli uomini armati delle retrovie ribelli hanno il compito di mettere in sicurezza edifici governativi, raccontano, le istituzioni, scuole e palazzi strategici. L’Accademia era uno di questi, spiega uno dei feriti, steso su un materasso buttato a terra nella piccola clinica, una fascia macchiata di sangue attorno alla coscia. È stato colpito quando all’improvviso le forze di Gheddafi hanno attaccato la scuola militare. L’attacco all’Accademia dimostra come la veloce avanzata delle forze rivoluzionarie, arrivate in città a centinaia sabato notte, non abbia segnato la fine di un conflitto lungo sei mesi. Forse, segna l’inizio di una lunga battaglia strada per strada, nel cuore della roccaforte del regime di Gheddafi, che secondo alcuni ribelli, potrebbe ancora trovarsi nel suo compound di Bab al Azizya. Ed è proprio in questo quartiere che ieri ci sono stati gli scontri più violenti tra ribelli e uomini del regime. Le reti arabe Al Jazeera e Al Arabiya hanno riportato ieri voci che la famigerata brigata militare del figlio del raìs, il colonnello Khamis (secondo Al Jazeera trovato ieri carbonizzato a Tripoli insieme al capo dell’intelligence, Abdullah al-Senussi) starebbe preparando una controffensiva.
Nelle strade della città, la situazione è tesa. I colpi di kalashnikov sparati in celebrazione si confondono con quelli sparati dalle truppe di Gheddafi contro gli uomini armati in arrivo da fuori città. «Il nostro comandante - racconta un giovane ribelle che non vuole rivelare il suo nome - è rimasto ucciso ieri mentre il nostro convoglio entrava in città. Tutta colpa dei colpi sparati in segno di celebrazione, che non ci hanno fatto sentire quelli che arrivavano da una postazione nemica».
È difficile capire quanto vasto sia il controllo ribelle sulla capitale, pericolosa e insicura. La piazza Verde ieri era ancora territorio inesplorato per la maggior parte delle forze ribelli. Nelle zone a ovest, nel ricco quartiere di vetrine di Andalus fino a circa due chilometri dalla piazza Verde, le forze rivoluzionarie fermano tutti ai check point, lavorando fianco a fianco con gruppi di cittadini, per tentare di garantire sicurezza. Al megafono, un uomo continua a ripetere: «Attenzione alla sicurezza, riportate ogni personaggio sospetto, state attenti ai cecchini». E a innervosire i ribelli sono soprattutto i civili che osano affacciarsi alle poche finestre non sbarrate in città: urlano loro di ritirarsi, di chiudere le imposte, temono che qualche giovane e inesperto uomo armato possa scambiarli per cecchini. Se sulle strade principali dei quartieri occidentali, gli abitanti nel pomeriggio sono scesi a celebrare assieme ai ribelli con i soliti colpi di arma da fuoco e un fruttivendolo solitario ha perfino deciso di sfidare la sorte e aprire la sua bottega, i ribelli, nel loro lento progredire verso il centro, non sembravano essere preoccupati di assicurare il loro controllo su vie e vicoli laterali, dove preoccupati gruppi di cittadini fanno la guardia, armati, davanti alle porte delle loro case.