Nella casa Reale scoppia la guerra per l’eredità del trono virtuale

USI Colui che viene insignito di questa «carica» è destinato a diventare re d’Italia

Capisco i Windsor, anche i Grimaldi, i Sassonia Goburgo Gotha, pure i Borbone di Spagna. Regnano, in quanto regnanti possono discutere sull’asse ereditario, sulle discendenze, su titoli e corone, ben evidenziate nei biglietti da visita, nelle onorificenze appese al petto delle giacche. Ma i Savoia? Ditemi un po’, i Savoia che stanno litigando sul Principe di Piemonte. Anche in questo caso capirei una discussione sull’albergo o sullo Spumante che portano suddetto nome. Ma no, niente da fare, vanno avanti a comunicati su e contro l’eredità del titolo nobiliare, come se ci fosse ancora un principato piemontese, con i balli a corte e il discorso alla folla torinese riunita davanti a palazzo Carignano, per l’appunto non molto distante dal principe di Piemonte in quanto hotel a cinque stelle. Qui stanno vedendo le stelle Vittorio e Amedeo, è basta la nascita di un nuovo membro della famiglia, al quale è stato dato, «perfidamente», il nome di Umberto, per fare scoppiare un’altra bega da cortile più che da corte. Anche perché il significato del nome è preciso, solitamente viene attribuito all’erede al trono.
Ho detto trono? Quale? Dove è collocato? Chi ne ha diritto? La guerra è finita da un pezzo, il referendum ha sancito quello che doveva e/o voleva, l’Italia è una Repubblica, un po’ varia, in alcuni tratti avariata, ma non risulta a nessuno che sia anche, part time, una Monarchia. Nonostante questo a casa Savoia non se le mandano a dire, Umbertino, l’ultimo nato non può certo immaginare quello che i parenti gli stanno combinando attorno, invece della casina delle api, volano le carte bollate e fremono i due rami araldici. Olga di Grecia, moglie di Aimone di Savoia, figlio di Amedeo, ha regalato il pupo ma Vittorio Emanuele reagisce, non offre doni al bebè, esige in esclusiva per il proprio figlio, Emanuele Filiberto, quel titolo di Principe di Piemonte usurpato dall’infante tra un vagito e l’altro. L’eredità del regno è sua, anzi loro ma la controparte, nella persona di Amedeo di Aosta, garantisce di essere lui l’unico, autentico, consacrato successore di Umberto II. Si fa riferimento addirittura al sito internet www.realcasadisavoia.org secondo il quale Vittorio Emanuele sarebbe già fuori gioco da tempo, cioè dal momento in cui suo padre, appunto Umberto II, non diede la propria approvazione al matrimonio del signore con Marina Ricolfi Doria, donna bellissima, austera ma non portatrice di sangue nobile, dicesi di colore blu (il principe delle fiabe è azzurro per questo?).
Risulta agli atti anche una delibera della Consulta dei Senatori del Regno, datata luglio, giorno sette, dell’anno duemila e sei, roba recente dunque. In questo comunicato si specifica che i superstiti senatori del regno, si può ben dire, hanno dichiarato decaduto da ogni diritto dinastico Vittorio Emanuele e, con lui, i suoi successori mentre ha indicato come erede e capo della famiglia, Amedeo di Savoia, duca d’Aosta. La consulta in questione venne costituita il venti gennaio del millenovecentocinquantacinque dai 160 senatori del regno ancora fedeli e credenti, come il soldato giapponese al fronte post bellico. Tra i componenti della consulta figurano Maria Gabriella di Savoia, il Principe Aimone di Savoia duca delle Puglie, la principessa Silvia di Savoia.
Per aumentare la confusione la Consulta di cui sopra nella scorsa estate protestò con sarcasmo «regale» contro l’iniziativa di Vittorio Emanuele. Riporto di seguito il testo che sembra scritto un secolo prima: «Giunge notizia che domani, 21 giugno 2008, alcune persone, previo versamento di 200 euro per il “titolo” e 75 per la refezione, si autoproclamano consulta dei senatori del regno. A ridimensionamento del caso, in apertura e chiusura dei travagli, verrà eseguito l’inno sardo anziché la Marcia Reale. Presenzia lo stesso Vittorio Emanuele di Savoia le cui opinioni sui sardi sono note e che nel 2001 ordinò lo scioglimento e la liquidazione della Consulta, ignorando che la Consulta, voluta da Re Umberto II quale continuazione del Regno d’Italia in forza dello Statuto albertino è organo sovrano, mentre nei confronti delle leggi vigenti è un’associazione di fatto, al riparo da arbitrii». Firmato Aldo A. Mola, presidente della Consulta oltre che storico studioso del casato in questione. Ma Vittorio Emanuele non lo riconosce, dice che il Mola rappresenta se stesso e i pochi associati della Consulta; Emanuele Filiberto spiega che la consulta aveva valore a causa dell’esilio dei Savoia ed era stata sospesa del settembre del 2002 e che esisterebbe e sarebbe presieduta da Emanuele Emmanuele di Culcasi. Mola non molla, ribatte: «E allora tirino fuori il decreto che assegna a Emanuele Filiberto il titolo di Principe di Piemonte». Lo stesso Emanuele è attualmente impegnato come ballerino a più stelle nello spettacolo televisivo Ballando con le stelle mentre un’altra figura di casa, Fabrizio Cimmino, il maggiordomo, si è esibito, con esiti agghiaccianti, nel reality televisivo Il Grande Fratello.
Come riassunto della storia ricordo che la Repubblica italiana non riconosce effetti giuridici ai titoli nobiliari. Di che cosa dunque stiamo, anzi stanno parlando?