Nella casa della solidarietà le famiglie «adottano» i bimbi

Gigi Bozzi: «Il progetto va avanti anche grazie al Comune»

Paola Fucilieri

«Quando non sarò più assessore farò la volontaria per loro. Ancora non so come potrei rendermi utile. Ma un modo ci sarà».
L’assessore Tiziana Maiolo ha la voce rilassata di chi, dopo aver visto qualcosa che l’ha entusiasmato, viene preso dalla voglia di dimenticare cariche e impegni per correre a fare quello che più gli piace. Ed è proprio questo l’effetto che fa il progetto messo a punto dall’Ordine francescano secolare lombardo di via Farini insieme a un gruppo di famiglie di volontari milanesi. Famiglie benestanti, di professionisti, con figli propri ed esistenze consolidate; padri e madri che, tutti di comune accordo tra loro, hanno deciso di lasciare quella che è stata fino a poco tempo fa, magari per anni e anni, la loro abitazione, per stabilirsi definitivamente e con tutto il loro nucleo in un ex oratorio - ristrutturato per l’occasione (e perlopiù a loro spese) - nel quale sono stati ricavati una serie di appartamenti indipendenti l’uno dall’altro. Lì queste normali famiglie hanno accolto e accoglieranno in affido temporaneo bambini e ragazzini allontanati, per motivi di vario genere, dal tribunale dei minori dai loro genitori naturali. Piccoli che, in un periodo non facile della loro vita, possono così godere comunque dell’affetto e del clima di una vera famiglia, non costretti a vivere in un istituto.
«Con il nostro gruppo di circa trenta famiglie e con frate Arcangelo Zucchi, che conosciamo e frequentiamo da circa vent’anni, abbiamo collaborato con una missione del Congo, contribuendo alla costruzione di un ospedale per bimbi e mamme in difficoltà. L’anno scorso abbiamo pensato che, se eravamo in grado di realizzare qualcosa di così concreto per bambini tanto lontano da noi, facendo la spola tra il Congo e l’Italia, perché non potevamo pensare a sostenere la nostra realtà, quella dei bambini milanesi con problemi?» ci spiega Gigi Bozzi, presidente dell’associazione «Progetto Qjqajon», dal nome della pianta del ricino che Dio fece crescere per offrire conforto al profeta Giona.
Bozzi - 49 anni, dirigente di una società - e la moglie Piera, ex bancaria e giocatrice di basket a riposo, sono sposati dall’81 e hanno già quattro figli, ragazzi tra i 23 e i 10 anni. Una famiglia da sempre aperta a forme di volontariato e sensibile al sociale. Di comune accordo con i figli, da dicembre, dopo aver vissuto per 24 anni a Sesto Ulteriano, i Bozzi si sono trasferiti tutti in uno dei tre appartamenti ricavati dall’ex oratorio dei frati francescani di via Farini e ora hanno in affido un bambino di 11 anni. Come loro, sempre in via Farini ma in un altro appartamento, vivono Francesco a Maria Lamberti, un impiegato del Cnr e la moglie, i cui cinque figli sono invece già sposati e vivono altrove: anche loro hanno un bambino in affidamento temporaneo. E anche loro cercano di offrirgli una famiglia, di dargli «conforto»: come la pianta di Qiqajon.
«La Maiolo ci ha dato una grossa mano - ammette Bozzi - favorendo, per altri 9 anni, il rinnovo della concessione in comodato d’uso dell’ex oratorio, proprietà del Comune. Il sindaco Gabriele Albertini, invece, ci ha dato un vero e proprio contributo per i lavori di ristrutturazione. Adesso gli appartamenti sono tre, aspettiamo una terza famiglia. Ma anche coloro che, tra i nostri volontari, non sono venuti qui a vivere, hanno dato la loro disponibilità ad avere in affidamento un bambino. E anche chi non può permetterselo, ha comunque messo a disposizione vacanze e fine settimana per loro. E, con i figli, ha dato una mano a gestire l’oratorio estivo creato qui in via Farini tra giugno e luglio. Per tutti quei bambini che, finita la scuola, non sapevano dove andare».