Nella casa del tabaccaio: «Sono distrutto»

da Aprilia (Latina)

Via Fossignano, Aprilia, il giorno dopo. Un senso di stordimento ha preso il posto della rabbia. La tabaccheria Cremonini ha riaperto al pubblico, così come il bar e la pizzeria. C'è traffico nel piazzale, ci sono i volti di sempre, di chi frequenta il bar, di chi va a fare spesa. Solo, chiuso in casa al piano di sopra, Davide Mariani. Gli sarebbe permesso di uscire, è stato denunciato a piede libero per aver sparato per uccidere i ladri che tentavano - per l’ennesima volta - un colpo nel suo negozio. Ma per lui sarebbe un incubo rispondere alle mille domande, rivivere ancora quegli attimi che hanno cambiato la vita a lui e alla sua famiglia. In attesa di notizie ci sono giornalisti, fotografi, cameramen. Citofoniamo al portoncino. Si apre sulla scala che porta al piano di sopra. E subito la voce di Mariani: «Vi prego, lasciatemi in pace» risponde con il tono di chi proprio è arrivato al limite. Alla fine è la moglie, Daniela Cremonini, a parlare. È stanca, non ce la fa più, eppure deve reggere il peso di due notti senza sonno, di un’attività commerciale da mandare avanti, di due figli, uno appena dodicenne, ai quali spiegare come va il mondo. «Non abbiamo nulla da dire, c’è un’inchiesta in corso e non c’è niente da aggiungere» è quasi un sussurro quello di Daniela Cremonini. «Quello che dovevo dire l’ho detto agli inquirenti. Per cortesia basta così, mio marito è a pezzi». Anche al bar c’è poca voglia di sfogarsi: «Ci sentiamo abbandonati» dice la ragazza al bancone «ho i videopoker: una volta mi sono accorta che con il filo da pesca mi stavano rubando i soldi. Ma poi come si fa a provarlo? Tanto se chiami qualcuno quelli spariscono e noi rimaniamo qui con la paura».
L'intero stabile - una pizzeria, un bar, la tabaccheria e una farmacia al piano terra, più i due appartamenti al piano superiore - è di proprietà della famiglia Cremonini, all’esterno l’immobile è un po' trascurato, le serrande dei negozi portano i segni dei tanti furti subiti, ma all’interno sono ben curati. Il bar è moderno, arioso. La tabaccheria, invece, è piuttosto piccola, pochi metri quadrati in ordine, vende anche articoli di profumeria, ha la ricevitoria del lotto. Sembra impossibile che intorno a questo negozietto si sia scatenato l'inferno. Difficile credere che qui lavori e viva il «giustiziere» accusato di omicidio volontario.
Nello stesso momento al cimitero di Latina, dove è stato portato il corpo di Daniel Margineau, arriva la sorella Lakramioara. È l’altro volto della tragedia. È venuta a vedere il fratello, prima che sia eseguita l'autopsia. Esame che ha confermato il primo racconto del tabaccaio ai carabinieri: «Il colpo che ha raggiunto la vittima alla schiena è stato sparato dall’alto verso il basso - l’uomo ha aperto il fuoco dal balcone - e da destra verso sinistra». Intanto il magistrato che segue l’inchiesta, Vincenzo Saveriano, conferma anche il capo d’accusa. «Per il momento resta l’ipotesi di omicidio volontario - riferisce il Pm -; valuteremo poi i profili giuridici della condotta». I carabinieri del comando provinciale di Latina, inoltre, proseguono gli accertamenti per risalire ai complici del romeno ucciso.