Nella città dei diritti (solo dei no global) ora parliamo di doveri

L'articolo di Diego Pistacchi su Il Giornale del 13 luglio, «Diritti sospesi per non disturbare i no global» non solo mi è piaciuto molto soprattutto dal punto di vista della forma dato che la sostanza è caratterizzata niente meno che dal triste mondo dei no global, ma mi induce a riflettere su un nuovo argomento per il «Pensatoio» del Giornale.
Argomento nuovo per il «Pensatoio» stesso, purtroppo vecchio, trito e ritrito per la nostra città che i genovesi nel loro cuore aspirano a migliorare ed invece degradano a città estremista di sinistra, falsamente buonista e solidale nei confronti di frange sociali apparentemente deboli ma in realtà molto spesso appartenenti a classi dal ceto medio in su.
Ma ciò che sorprende maggiormente è il pensiero che sia la Sindaco Marta Vincenzi in prima persona ad occuparsi della strenua difesa di quelli che Pistacchi definisce «i buoni, quelli con i passamontagna, gli estintori e i nastri per le molotov» in contrasto con i «cattivi con la divisa blu e le mostrine di Stato dall'altra».
D'altronde è noto come la Sindaco consideri Genova la «città dei diritti» dove uno di essi è proprio quello rivolto ai no global e al fatto di dare loro la possibilità di manifestare e di lasciare l'intera città alla mercé di possibili violenze ed esuberanze da parte dei difensori di Carlo Giuliani. Se esiste tale diritto, allora mi domando perché non venga ammesso anche un altro diritto, quello di non solo difendere la città ma in qualche modo di impedire che per una decina di giorni nel mese di luglio gente che lontano nel tempo ma vicino nel ricordo del G8 di Genova possa agire indisturbata e mettere in scacco una città e il Pdl.
Altro che diritti, proporrei nella sede del «Pensatoio» di parlare finalmente anche di doveri. Ognuno di noi dovrebbe assumersi tale responsabilità compatibilmente con il proprio ruolo, di cittadini, delle istituzioni, della classe dirigente politica.
Nel caso specifico, vedo come dovere dell'opposizione trovare il coraggio di ribellarsi a decisioni bolsceviche della zarina Vincenzi e dei cittadini di meditare sul futuro voto che, se dato alla Sindaco (nel caso fosse la candidata al Comune di Genova) o a chi per essa sarebbe decisamente incompatibile con i desideri ed i proclami di libertà su cui si fonda la democrazia.