Nella corsa all’oro tre in lizza

La gestione del SuperEnalotto resterà in Italia. La notizia è ufficiale. Alla scadenza dei termini sono pervenute all’Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato solo le offerte di Lottomatica, Snai e Sisal. I relativi plichi saranno aperti domani alle 12 dalla commissione di selezione che successivamente si dedicherà all’esame delle proposte per definire l’aggiudicazione di un gioco che dal 2005 vale 2 miliardi l’anno. In linea con questo risultato appare la raccolta dei primi nove mesi del 2007, pari a 1,5 miliardi. La torta fa gola anche perché, secondo gli analisti del settore, è destinata a crescere per due motivi principali: la possibilità di giocare le schedine via internet e la pianificazione di una grande campagna pubblicitaria. In quasi 10 anni di vita (dal 3 dicembre 1997 a oggi) il SuperEnalotto ha raccolto 22 miliardi e premiato con cifre da capogiro i 76 vincitori che hanno centrato il fatidico «6», sostituitosi nel tempo al mitico «13» del Totocalcio nei sogni della gente. Facile immaginare che la Sisal, dopo aver ideato la formula vincente e gestito il gioco dalla sua nascita, vorrà mantenere la leadership e respingere gli attacchi di Snai e Lottomatica. In attesa degli eventi l’art. 40 della manovra finanziaria, approvata all’unanimità dal Consiglio dei ministri, ha affidato proprio alla Sisal la gestione del SuperEnalotto fino a quando sarà operativa la nuova concessione e comunque non oltre il 30 settembre 2008. In questo lasso massimo di tempo il vincitore della gara dovrà rispondere appieno alle richieste del legislatore. Nello stesso articolo si parla anche della trasformazione dei Monopoli di Stato in Agenzia Fiscale a partire dal primo marzo del prossimo anno. Probabile anche un distinguo fra il comparto dei giochi e quello relativo al tabacco.
È rimasto al palo il bookmaker inglese Stanley. E la spiegazione di questa scelta arriva da una dichiarazione del ceo Whittaker che non è certo tenero con Aams: «L’irrisolta incertezza sul rischio di decadenza dalla concessione dopo aver impegnato investimenti importanti ed ottenuto la disponibilità delle elevatissime garanzie bancarie, se non rinunciando all’attività svolta da anni tramite i ctd in regime di libera prestazione dei servizi, ora dichiarata pienamente legittima anche dalla Suprema Corte di Cassazione, non hanno ragionevolmente consentito a Stanley di partecipare alla gara». In risposta a una lettera di Stanley, Aams aveva affermato che «ogni valutazione in relazione al possesso dei requisiti compete esclusivamente agli interessati alla candidatura».
Il bookmaker inglese si è reso protagonista anche di una disputa sul destino delle 329 concessioni ippiche, quelle cosiddette «storiche», rinnovate nel 1999. Stanley parla di situazione in contrasto con le decisioni della Corte di Giustizia Europea per cui auspica revoca e assegnazione. Secondo il Sicon la presa di posizione non solo è infondata, ma crea «solo confusione in quegli operatori che hanno investito ed ancora vorrebbero investire nel nostro mercato, il più avanzato di Europa ed il più tutelato al tempo stesso».