Nella domenica dell'addio a Candido Cannavò S.Siro fischia Ancelotti

<strong><a href="/a.pic1?ID=330967" target="_blank">Si è spento ieri a 78 anni</a></strong> lo storico direttore della Gazzetta dello Sport: stroncato da un ictus. I rossoneri in difficoltà battono il Cagliari, l'allenatore e Seedorf contestati dal pubblico

Milano - È la prima volta che succede in modo fragoroso e l'evento non può passare sotto silenzio. Si sta consumando il rapporto amoroso tra Ancelotti e il popolo milanista: dopo otto anni di gioie incredibili (otto trofei accumulati) e di laceranti dolori (sconfitta di Istanbul) qualche logorio si può capire, non certo quella «fischiata» ingenerosa e ingrata venuta giù dai gradoni di San Siro all'atto della sostituzione di Inzaghi con Ambrosini. Già a Brema non siamo stati teneri con Carletto (sostituzioni effettuate in grave ritardo), persona deliziosa oltre che leader vincente dell'attuale gruppo berlusconiano, ma questa volta hanno proprio esagerato i milanisti ignorando in modo vistoso molti buoni motivi dietro la scelta tecnica. Anzi: non hanno capito granchè. C’è chi sostiene adesso che a far montare la contestazione sia stato l'intervento di Silvio Berlusconi e quell'aggettivo «raccapricciante» utilizzato per stroncare l'ennesima rimonta subita in Uefa. Spiegazione suggestiva (se non è colpa di Berlusconi, che divertimento c'è?, ndr) ma non molto pertinente. C'è dell'altro. C'è infatti un contenzioso aperto con Ancelotti legato più ai ritardi complessivi rispetto all'Inter maturati negli ultimi tre tornei, 60 punti secondo una contabilità recente. Se una censura attendibile può essere rivolta all'Ancelotti allenatore attiene al carattere "lazzarone" dei suoi: negli ultimi anni si sono scelti l'obiettivo più breve, poche sfide in Champions e in Giappone, perdendo di vista puntualmente il tricolore. Non c'è altro. Eppure Ancelotti sopporta con cristiana rassegnazione ogni acquisto indesiderato, ogni infortunio mal curato, ogni tipo di contrattempo. Così ieri: prima di cominciare si ritrova senza Pato e Ronaldinho, persi anche per la panchina. Un solo attaccante da reclutare, l'eterno Inzaghi, e poi una ciurma di centrocampisti e difensori in ordine sparso. Appena Pippo consuma le batterie, deve lanciare nella mischia Ambrosini. Chi altro avrebbe potuto inventarsi centravanti in quelle condizioni?
Non è la prima volta che succede e forse può diventare motivo di prossima separazione consensuale. È quello che sta succedendo tra Clarence Seedorf e i tifosi del Milan. Da tempo è diventato il bersaglio preferito di fischi e disapprovazioni: a ogni dribbling sbagliato, salta il tappo. Nonostante la generosa applicazione dell'olandese che tra i migliori a Brema e ieri protagonista del successo sul Cagliari. Lo considerano un pupillo dell'allenatore e perciò forse lo scorticano vivo, lo vorrebbero fuori squadra lasciando spazio a Ronaldinho e invece dall'inizio del 2009 succede puntualmente il contrario. Non per capriccio, naturalmente. Seedorf è anche uno degli ultimi ad arrendersi, grazie a un fisico semplicemente mostruoso ma nessuno gliene rende merito. Quattro i suoi gol seminati nella stagione, uno (con la Reggina) toltogli ingiustamente.

È la prima volta che il Milan riesce a vincere, con le unghie e con i denti, lottando al pari del Cagliari, con le sue stesse armi viene da aggiungere e senza artigli. Segno che nelle curve di una stagione piena di insidie e di trappole, è possibile fare ricorso ad altre risorse ed energie. La difesa, il suo tallone d'Achille, è quella di sempre. Concede un palo (scheggiato da Cossu) e un paio di palle-gol sprecate in malo modo da Acquafresca al Cagliari salvando la pelle. Come? Semplice: rimanendo più attento fino ai titoli di coda, tirando fuori orgoglio e vitalità fisica. A volte bisogna arrangiarsi, come succede all'Inter, per esempio.

P.s.: per completezza d'informazione è bene chiudere con un giudizio sull'azione decisiva: la spintarella di Inzaghi su Lopez, in vantaggio su Pippo, e col controllo del pallone, è piccola cosa rispetto ad altri falli avvenuti in area di rigore.