Nella fabbrica di Terni «In agosto un lutto anche qui ma non è servito a nulla»

Lavorava nello stabilimento umbro della ThyssenKrupp, ma era dipendente di una società che aveva ottenuto un appalto

da Terni

Le nuvole cariche di pioggia che ieri incombevano sugli stabilimenti della ThyssenKrupp Acciai Speciali Terni (Ast), rendevano l'atmosfera più irreale di quella che si respirava davanti ai tre cancelli dell'acciaieria. «Per l'intera giornata non è entrato e uscito nessuno», dice Manuel, 24 anni, operaio. A confermarlo ci sono anche le segreterie dei sindacati di categoria: garantisce Celestino Tasso, segretario provinciale della Fim Cisl. D'altronde, il dolore che sta attraversando la fabbrica di Torino è lo stesso che il 7 agosto scorso ha fatto piombare nella disperazione la famiglia di Mauro Zannori, 55 anni, morto schiacciato tra due lamiere. Lavorava in un capannone all'interno dell'Ast, dato in comodato d'uso alla Imb, ditta appaltatrice di metalmeccanica e caldareria. Forse non ha avuto neppure il tempo di gridare prima che venisse travolto da due lamiere di acciaio.
Due giorni dopo, il 9 agosto, è scampato miracolosamente alla morte Giuseppe Armio, 53 anni, operaio della Abb spa, caduto da un'impalcatura alta sei metri. Anche lui lavorava alle dipendenze di una società esterna, impegnata nella costruzione di un nuovo macchinario per la laminazione a caldo, destinato alla ThyssenKrupp. L'agosto «nero» degli infortuni sul lavoro si è concluso il giorno 17 con una grave lesione alla mano di un operaio di 27 anni, che stava segando materiale ferroso nel reparto di Officina meccanica.
Torino e Terni, due città legate a doppio filo da una grande fabbrica e da grandi dolori, spesso incomprensibili. «Siamo partiti in settanta per manifestare la nostra solidarietà ai colleghi Torinesi», dice dal pullman Claudio Bartolini, operaio e rappresentante sindacale. «Eravamo operai e pensionati». A Terni, le morti sul lavoro non si dimenticano facilmente e gli infortuni sembrano lasciare ogni l'amara sensazione che in fondo «si poteva fare di più».
In Umbria ci sono stati 18.832 infortuni solo nel 2006, di cui 26 mortali. Ma i controlli, che dovrebbero vigilare sugli standard di sicurezza, si scontrano con organici insufficienti, finanziamenti mai arrivati, o arrivati in ritardo, e problemi di ordinaria amministrazione, come quello di trovare i soldi per mettere la benzina nelle auto degli ispettori. In una città vocata all'industria quale è Terni, le organizzazioni preposte ai controlli oggi sono cinque: la Asl, la Direzione provinciale del lavoro, l'Ispesl (Istituto superiore prevenzione e sicurezza sul lavoro), i carabinieri per la tutela del lavoro e l' Inail. Ognuno è però competente in un settore. La sicurezza è affidata ad un ufficio (lo Psal) della Asl e le violazioni in «materia di legislazione nei lavori subordinati» spetta all'Ispettorato del lavoro. Se per esempio, nel controllare un cantiere, un ispettore della Divisione provinciale si accorge che c'è un lavoratore assunto irregolarmente può intervenire, ma se non indossa la divisa antinfortunistica no. In quel caso, secondo la legge n. 833, la competenza è della Asl. Quest'ultima dipende, come noto, dalla Regione e dal ministero della Salute.
Nello specifico, il servizio ternano è composto da un dirigente medico, 4 medici del lavoro, 12 tecnici e due consulenti. Un gruppo di diciotto persone, che ha a disposizione due automobili per controllare le 16mila aziende di tutta la provincia. «In realtà le auto erano tre - raccontava una dipendente qualche giorno dopo l'escalation estiva di infortuni - ma attualmente una Panda è stata affidata alle infermiere per le medicazioni a domicilio: piaghe da decubito, iniezioni e altro. Qualche volta le macchine non partono, sono vecchie e non sono revisionate... Tutto qua». Non va meglio neppure alla Divisione provinciale del lavoro, dove, tanto per fare un esempio, «nel gennaio del 2007 il ministero del Lavoro ha erogato uno stralcio di 6 mila euro che sarebbero dovuti bastare fino a giugno». Anche se in ritardo, i soldi sono arrivati (a maggio). Nel frattempo, però, l'ufficio ha compiuto circa 933 sopralluoghi in sei mesi, grazie ai suoi 16 ispettori e ai 10 addetti alla vigilanza. Ma rimane un problema: nessuno coordina tutti questi enti, le cui sovrapposizioni, divisioni di competenze, responsabilità sono spesso affidate alla buona volontà di qualche saggio funzionario pubblico.