Ma nella fiction di casa Sky trionfano sesso e muscoli

Un uomo incatenato giace nei sotterranei dell’arena gladiatoria di Capua. È seminudo, a coprirlo quasi solo terra, sangue rappreso e i lunghi capelli sporchi. Sopra di lui nel tondo di sabbia, circondato dagli spalti e dalla folla urlante, altri uomini stanchi e feriti vengono massacrati da gladiatori professionisti. Non sono veri combattimenti, ma un gioco crudele, la cui eco rimbalza sino alle catacombe sotterranee. Poi arrivano dei legionari che trascinano anche quest’ultimo prigioniero verso il suo triste destino. Ma quando l’uomo (sotto la sporcizia c’è un poderoso ammasso di muscoli) rivede finalmente la luce del sole e si ritrova con un gladio in mano, accade l’imprevedibile. Questo guerriero trace, di nome Spartacus, massacra in una manciata di minuti un mirmillone, un retiario, un secutor (chissà perché armato con un’ascia) e un altro tipaccio meno identificabile. Il tutto facendo schizzare in aria decine di litri di sangue e mentre il pubblico dà di testa per la gioia.
Questo e molto altro, tutto egualmente violento o in alternativa lubrico, troverete in Spartacus: Blood and Sand che andrà in onda in prima assoluta per l’Italia da oggi (SkyUno,canale 109, alle 21 e 10, la versione uncut viene trasmessa domenica alle 23 e 10). Questa serie in tredici puntate realizzata dalla americana Starz, infatti, attinge a piene mani dal mito dello schiavo ribelle, riportato in auge dal fantastico e controverso film di Stanley Kubrick, per dar vita a un super polpettone televisivo che in Usa ha avuto risultati di share devastanti (è stato visto da tredici milioni di persone).
Questo Spartacus non si rifà soltanto ai capisaldi del genere swords & sandals d’antan, semmai si tratta di un frullone di tutto ciò che con il grande pubblico funziona. Nella serie si respirano le atmosfere di Fight Club, mescolate all’Io, Caligola di Tinto Brass. Oltre ovviamente a calchi diretti da Il Gladiatore di Ridley Scott e da 300 di Zack Snyder. Proprio a quest’ultima pellicola la serie ruba stile e tecnica. L’uso maniacale del rallenty e del chroma key trasforma i duelli nell’arena in feroci tableu vivant, in cui il sangue sembra inchiostro rosso.
Il produttore Sam Raimi e lo sceneggiatore Steven DeKnight hanno opportunamente evitato un confronto troppo diretto con la pellicola kubrickiana: mal gliene sarebbe incorso. Si sono dedicati al «prima» della rivolta, raccontandone una loro versione tutta sesso e sangue. Al resto ha pensato i corpi statuari di Andy Whitfield e degli altri protagonisti. Sì perché, duelli a parte, a caratterizzare la serie è anche la presenza di potentissime e molto concupiscenti matrone che usano i gladiatori come toyboy, quando non se li vedono scippare dai loro efebici mariti. Non che questi temi non avessero fatto capolino già in Kubrick (venne censurato un castissimo dialogo sul fico marisco e il fico di Chio) e nel film di Ridley Scott. Ma qui è tutto un fornicare e uccidere, fra tuniche che calano e scene lesbo che sembrerebbero esagerate persino a Marziale o Plauto.
Ma insomma, dato per scontato che bastano due fotogrammi per capire che di verità storica non ce n’è neanche un grammo, che la violenza è così ultra da essere ridicola e che il sesso sfrenato sembra uscito dalla mente di un cronista di Repubblica, alla fine ci si diverte pure. Per farlo, però, bisogna accettare di essere antichi romani nell’anima. Alzarsi davanti allo schermo e urlare: «Panem, circenses et Bunga-Bunga». Se invece volete proprio fare i seri spostatevi sull’History Channel sempre oggi, alle 22 arriva il documentario La vera storia di Spartaco seguito da Il sesso ai tempi dei romani (A Pompei, per restare in argomento, pare abbiano trovato una nobildonna morta abbracciata a un gladiatore).