Nella foresta di simboli di Federica Galli

Quando si parla di pittura si pensa subito al «segno». Infatti il segno, il tratto, è il primo riconoscimento del gesto artistico e del pensiero intimo e filosofico, nonchè estetico di un artista. Il pensiero di Federica Galli con il segno si fa materia, ogni gesto sembra voler cogliere un’emozione e nel voler cogliere radure, tronchi e foglie, la pittrice cremonese ma milanese di adozione (classe 1932) ci offre la sensazione di entrare nel contesto vivo della natura con un pizzico di romanticismo e una precisa composizione grafica, dove l’essenza di un’opera fa trasparire vivacità e consapevolezza.
Con la bella retrospettiva sostenuta dal Comune che si è appena conclusa nella Sala del «Cortile della Seta» della Banca Commercio e industria di via Moscova, luogo deputato da anni per l’arte prettamente lombarda, l’artista ci ha condotto in un cammino di oltre 750 lastre e incisioni nel proprio sentiero di vita. Ora Federica Galli ha voluto donare cinquant’anni di lavoro al Comune di Milano (un’operazione iniziata nel 1963): per l’esattezza 600 opere che si vanno ad aggiungere alla già esistente collezione Bertarelli del Castello Sforzesco di cui è direttore Claudio Salsi. Il corpus delle opere complete dal titolo «Oltre le foglie» si potrà ammirare dalla prossima settimana nel cortile della Rocchetta del maniero sforzesco.
Sono anni che Federica Galli - già amica di Giovanni Testori, Salvatore Quasimodo, Giovanni Raimondi, Marco Valsecchi, Raffaele Carrieri - dipinge all’aria aperta, disegna o incide su lastra anche dal suo studio nel cuore di Milano vicino all’Arena che si affaccia su un grande giardino dove a ispirarla c’è una torre campanaria romanica dell’antica Chiesa della Santissima Trinità.
«Ho sempre amato la vita a partire dal rapporto che ho con la natura. Conosco a memoria ogni specie di albero, di pianta, di arbusto. Per meglio raccontare la realtà che mi circonda in modo disordinato, ho cercato di “intelaiare” ogni racconto e successivamente riempirlo con scene come se fossero teatrali», spiega Federica Galli la cui opera è insieme scientifica e filosofica: «Le mie migliaia di segni sono un continuo aggiustamento tra ragione e sentimento...». Un rigore e un sentimento che si legge nei chiaroscuri dei suoi quadri e nella delicata trama composita di segni e di rimandi, dove la matrice dettata da Dürer si confonde con la tematica novecentesca di Giorgio Morandi, dove gli oggetti, così come le foglie e tronchi diventano non solo protagonisti ma anche parte integrante dell’opera più in generale.