Nella gara dei vecchietti Hopkins batte Allen

<em>Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni</em> è una commedia dal ritmo sostenuto e
piena di stravaganti incroci amorosi. Mentre il regista conferma di
essere in declino, l’attore inglese stupisce dominando la scena con
autoironia

Anthony Hopkins è l’alter ego di Woody Allen nel suo Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni, da venerdì nelle sale. Veste non da commediografo di New York, il tipico reincarnarsi di Allen, ma da gentleman di campagna impantanato a Londra, anziché in qualche contea agricola, dove sarebbe più credibile con quell’abbigliamento, ispirato probabilmente da motivi di pubblicità, più che dal regista.
Intellettuale dal brillante passato, costui non vuole condividere la pace dei sensi raggiunta dalla moglie (Gemma Jones), diventata cliente fanatica di cartomanti. Questa stravaganza senile, anzi, offre a lui lo spiraglio per inseguire sfrontatamente una seconda giovinezza con un’altra donna. Miracolo: per ripicca anche lei ritrova interesse per gli uomini. Intanto la figlia (Naomi Watts) della coppia è la moglie annoiatissima d’uno scrittore americano (Josh Brolin) senza più ispirazione. Per sbarcare il lunario, lei ha trovato lavoro da un gallerista (Antonio Banderas), di cui, prevedibilmente, s’innamora. Intanto il marito approfitta dell’incidente di un amico, anch’esso scrittore, per appropriarsi di un suo manoscritto e, a sua volta, intreccia un amorazzo con una giovane da marito (Freida Pinto).
È il consueto intreccio di desiderio e velleità, che accomuna ogni realtà filtrata da Woody Allen nell’ultimo mezzo secolo. Viene solo adattato da New York a Londra, dove Allen riesce ancora a girare passabili film. Il prezzo è stata però la presenza invadente, quasi soverchiante, di Hopkins. Ma un film deve aver pure un richiamo. E Woody Allen ha smesso di esserlo da oltre un decennio. Hopkins prende dunque la condizione, brillante e al tempo stesso stravagante, del suo personaggio senza temere il confronto col regista. Sembra divertirsi nel ruolo. Forse si sente buffo e fa trasparire l’auto-umorismo, con l’aria compiaciuta del settantenne lieto di ricevere ancora bei compensi, per giunta grazie a un settantacinquenne (Woody Allen, appunto).
Sarà soddisfatto anche lo spettatore italiano? Dipende. Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni è infatti uno dei tanti film a strati, una sorta di gelato misto che, per aver un po’ di tutto, finisce col non sapere di niente. Quello di Hopkins è comunque lo strato meglio riuscito. L’attore inglese sopperisce infatti, col suo essere istrione, al declino di Allen. Resta però da dire che dare come seconda moglie al dandy una «squillo» sarebbe uno sviluppo verosimile solo se lei fosse d’alto bordo. Invece è di basso conio. Per quanto il regista sia convinto che i critici cinematografici sono più generosi coi suoi film, se nel letto hanno una donna formosa, un’unione non si giustifica solo con la terza misura di reggiseno.
Abbiamo dunque sullo schermo persone perbene che smettono di esserlo alla prima tentazione, salvo accorgersi che il cammino della disonestà è forse una scorciatoia, ma quasi mai è una scorciatoia tranquilla. E anche qui il film non offre nulla di nuovo. Se ne intuiscono le svolte cinque minuti prima che si presentino. E Brolin, truccato come se interpretasse ancora Bush jr per Oliver Stone, non aiuta né a far ridere, né a pensare. Il ritmo è sostenuto, anche troppo per una commedia. La giostra dei personaggi è comprensibile soprattutto se si entra al cinema freschi e motivati. Le donne ci riusciranno meglio degli uomini, anche perché è in questo tipo di rapporti che giocano la loro vera grande partita. Chi vive per lavorare, invece, sarà disorientato, se ha un po’ di senso dell’osservazione. Ogni personaggio ha un tenore di vita più che dignitoso senza che si capisca da dove derivi, salvo che dalla decisione del regista.
Benché girato nel 2009, quando la crisi già mordeva, Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni è infatti assolutamente a-temporale. Il limite di Allen è ricorrere sempre, comunque, al suo inconfondibile stampo di grande artigiano, di quelli che «non ce ne sono più». Ma è un artigiano che si è forgiato nei primi anni Sessanta e che analizza il presente con le categorie di allora. Per i lati intimi delle vicende che evoca e rievoca ha ragione. Per il contesto dell’intimità, no.