Nella guerra tra giudici e 007 il governo spara contro il Sismi

Il governo esprime: "Piena e totale fiducia nel lavoro dei magistrati", poi Palazzo Chigi fa dietrofront su Pollari: "Non lavora per noi". Il centrodestra: niente sentenze preventive

Milano - È l’ora dell’imbarazzo. Il governo prende sempre più le distanze da Nicolò Pollari e si schiera con il Csm nella guerra al Sismi: Palazzo Chigi dà la sua solidarietà alle toghe «illecitamente spiate». Il 20 novembre scorso Palazzo Chigi aveva comunicato che «il generale Nicolò Pollari», in uscita dal servizio segreto militare fra le polemiche del caso Abu Omar, era «stato proposto per la nomina a Consigliere di Stato», ma poi Palazzo Chigi aveva incautamente aggiunto: «Gli è stato conferito un importante incarico speciale alle dirette dipendenze del presidente del Consiglio». Ora si scopre che quella nota «non ha avuto seguito». Anzi, a metà pomeriggio, da Palazzo Chigi arriva un’ulteriore precisazione: «A Pollari non è mai stato accordato alcun incarico presso la presidenza del Consiglio».

Insomma, Pollari è stato piazzato al Consiglio di Stato, ma a questo punto il governo non vuole più avere a che fare con lui. Prima la vicenda Abu Omar, il sequestro dell’ex imam in cui il Sismi avrebbe avuto una parte; ora la schedatura, anzi il presunto spionaggio da parte del servizio segreto di 203 magistrati italiani e stranieri nel periodo fra il 2001 e il 2006. Per il Csm non fu un pezzo deviato del servizio a compiere quell’attività illegale, per cui Pollari e l’ex funzionario Pio Pompa sono indagati per peculato, ma fu direttamente il Sismi a gestire quest’attività assolutamente illegale. «Mai il Sismi - ha replicato Pollari in un’intervista al Tg5 - ha svolto attività non consentite, tanto meno nei confronti di uomini politici, magistrati o giornalisti».

Ora Palazzo Chigi fa da sponda alla magistratura e va di fretta contro gli 007 di via Nazionale, l’ufficio di Pompa, dove la Procura di Milano ha sequestrato gli incartamenti, e i loro metodi ritenuti obliqui: «In relazione alla vicenda Sismi-Csm, il governo esprime come sempre la sua piena e totale fiducia nel lavoro dei magistrati, auspicando che sia fatta rapidamente e in modo completo la necessaria chiarezza su quanto denunciato e ipotizzato. I nuovi vertici dei servizi di intelligence - prosegue la nota - sono fortemente impegnati a un’attività intensa e lineare a tutela delle istituzioni e dei cittadini del Paese. Ogni eventuale sopruso ai danni di persone, categorie o associazioni non rientra ovviamente nella corretta gestione di un compito tanto delicato e importante».

Nessun dubbio, nessun distinguo, nessuna esitazione, come invece era accaduto qualche mese fa. Mercoledì pomeriggio, subito dopo l’approvazione da parte del plenum del Csm del documento a tutela dei magistrati spiati, alcuni esponenti del centrodestra avevano ammonito ad andare coi piedi di piombo: le indagini sono in corso, non tocca al Csm scrivere sentenze preventive. E Franco Coppi, difensore di Pollari, aveva aggiunto: «Apprendo con sorpresa che il Csm pronuncia sentenze. Forse sarebbe il caso di aspettare».
No, nel governo ora è tutta una rincorsa a scappare da Pollari.

Antonio Di Pietro chiede la revoca di «tutte le consulenze» attribuite alla coppia Pollari-Pompa. Poi sparge sale sulle ferite: «Una cosa è il fatto penalmente rilevante, altra cosa il fatto politicamente scorretto, altra cosa ancora il fatto istituzionalmente inopportuno, coprirsi la faccia dicendo semplicemente “aspettiamo che il magistrato faccia il suo corso”».

Più prudente è semmai il Guardasigilli Clemente Msatella: «Al momento la politica può limitarsi soltanto a guardare: solo la definitiva e completa conoscenza dei reali fatti avvenuti potrà eventualmente dar conto della necessità di specifici interventi normativi». Insomma, Mastella dice no a nuove norme, anche perché in questi giorni è al vaglio del Senato la riforma dei servizi di intelligence già varata dalla Camera.