Nella guerra tra premi vincono sempre gli stessi film

da Roma

A occhio somiglia a un'infornata estiva di premi, ma se chiedi spiegazioni ti rispondono, ovviamente, che è un modo «per fare sistema», per «festeggiare il cinema italiano». Come per i festival. Vabbè. La notizia è che i David di Donatello e i Nastri d'argento traslocano entrambi a giugno (i Ciak d'oro erano già lì, e magari non sono contenti). Nel giro di una manciata di giorni, dunque, un fiume di targhe, statuette, medaglie si rovescerà sulla nostra meglio cine-gioventù. Con il risultato che i premiati, nonostante le diverse modalità, saranno perlopiù gli stessi, stante l'italico vizio di correre sempre in aiuto del vincitore.
La ragione di quest'improvvisa passione per giugno, quando le sale si svuotano (tranne sporadiche eccezioni) e i film italici vanno in letargo, viene spiegata così. Posticipando le date, quindi anche i tempi di ammissione delle candidature, si renderebbe un buon servizio al cinema nazionale. In realtà trattasi di pura, ancorché legittima, concorrenza. Tutto comincia a ottobre, nel mezzo della Festa, quando i David annunciano di trasferirsi da aprile a giugno, «su suggerimento di Anica e Agis», in modo da raccogliere anche i titoli primaverili. Scelta poco digeribile dai rivali Nastri d'argento, che già vivevano le date di marzo come uno svantaggio: lavorando sull'anno solare e non sulla stagione cinematografica, finivano infatti con l'attribuire premi a film vecchi, mediaticamente consumati. Anche i Nastri decidono allora di saltare a giugno, approfittando della ritrovata concordia con il festival di Taormina.
Tirando le somme. Ai primi di giugno la 61ª edizione dei Nastri annuncerà i vincitori, rinviando però la premiazione ufficiale al 23, nella sontuosa scenografia offerta dal Teatro greco-romano. Nel mezzo, cioè il 14 giugno, si svolgerà la 51^ edizione dei David di Donatello, con galà non più nei giardini del Quirinale, come il patron Gian Luigi Rondi avrebbe desiderato (Napolitano ha tagliato una serie di spese), bensì all'Auditorium della musica, forse nella cavea o forse nella sala Santa Cecilia, con diretta su Raidue. Se poi i Ciak d'oro confermano la data attorno al 10, l'affollamento sarà completo.
Ha senso tutto ciò? Secondo Rondi sì. «I premi sono fatti per esaltare il cinema. Se vincono gli stessi film, tanto meglio. Sarà una festa doppia. Quest'anno non c'è che l'imbarazzo della scelta», e cita Olmi, i Taviani, Crialese, Sorrentino, Amelio. Il critico nega qualsiasi attrito con i Nastri, però ammette: «Per poter includere nelle nostre cinquine i film di Cannes, abbiamo dovuto spostarci a giugno. Loro sono stati costretti a fare la stessa cosa». Replica Laura Delli Colli, presidente del Sindacato giornalisti di cinema che organizza i Nastri: «Francamente sono i David che, modificando le date per inseguire il Quirinale e la Rai, hanno creato il problema. Che dovevamo fare? Stare zitti e fermi, magari ricominciando dal Caimano? Purtroppo s'è visto che i premi non aiutano a far tornare in sala i film. Inoltre costano molto, servono sponsor, finanziamenti. Quindi...». Quindi à la guerre comme à la guerre. In attesa di un netto sfalsamento temporale, che sarebbe logico, auspicabile: dunque impossibile.