Nella guerra tra vip e poveracci alla fine vince solo la retorica

A qualcuno farà forse venire in mente il Muro di Padova, l’immaginaria Zona di Città del Messico, il quartiere del centro riservato ai vip, protetto da alte pareti e da guardie giurate ben armate. Qui penetrano una sera tre giovanissimi balordi, provenienti dalle favelas della periferia, e subito in fuga precipitosa dopo la bastonata in testa, fatale all’anziana donna che li ha colti sul fatto. Due vengono finiti a pistolettate e nascosti nella spazzatura dai residenti, uno dei quali, un anziano piuttosto rincoglionito, ammazza per sbaglio un vigilante: pazienza, si è ucciso (!), diventa la versione ufficiale. Il terzo, Miguel, si nasconde nella cantina del coetaneo Alejandro. Lo dico o non lo dico a papà Daniel, sobillato dal superduro Gerardo? La polizia accorre con un unico obbiettivo: incassare la mazzetta, presumibilmente più sostanziosa del solito, dai paperoni, che per dare una patente di democrazia alle proprie concitate reazioni, si riuniscono in assemblea, scontato prologo dell’isteria collettiva.
Un dramma pseudopoliziesco, con riprese e recitazione artigianali, firmato dall’uruguayano di nascita e messicano d’adozione Rodrigo Plà, delirante, anche se carico di forzata tensione, una violentissima (certe scene sono a dir poco agghiaccianti) storia di prepotenza e corruzione, in cui la Zona, inaccessibile ai diseredati e involontaria prigione dei ricchi, si trasforma in metafora della società più incivile. Premio Opera prima Luigi De Laurentiis a Venezia 2007, dove è stato presentato alle Giornate degli autori. Chissà se verrà finalmente il giorno, in cui verrà assegnato anche il Premio Opera ultima, al regista che sia pronto a giurare: basta, questo è il mio ultimo film.

LA ZONA (Messico, 2007) di Rodrigo Plà con Daniel Tovar, Alan Chàvez. 92 minuti