Nella lunga corsa dei governatori solo Schwarzy è sicuro di vincere

Votano 36 Stati. In California l’ex Terminator non ha rivali e in Texas una mamma per vincere ha sloggiato il figlio dalla Casa Bianca

Giuseppe De Bellis

nostro inviato a New York

Arnold non fa più notizia. Sta a Sacramento, s’è girato la California da Nord a Sud quattro volte in sei mesi: Auckland, Los Angeles, San Francisco, San Diego e ritorno. Muscoli e cervello: ogni centro commerciale, ogni angolo spiaggia, ogni stazione d’autobus. «Io sono il governatore della California e se voi avete bisogno di me, ci sono». Quattro anni dopo è il politico che è diventato attore: sorriso, motore, azione. Schwarzenegger corre verso il secondo mandato: leader dello stato più popoloso d’America. Credevano non ce l’avrebbe fatta né a raggiungere la fine del primo ciclo, né a essere confermato al secondo. Invece Terminator è lì, con un vantaggio nei sondaggi che è garanzia di successo: il 7 novembre, ricomincerà.
Altri quattro anni per lui, repubblicano in una terra di democratici. Repubblicano diverso, dice il suo staff. Per assicurarsi la rielezione, Schwarzy ha sfidato anche la Casa Bianca: sulle staminali e sull’ambiente. Ha avallato la causa che lo Stato della California ha fatto alle maggiori case di produzione d’automobili, ha scritto una lettera personale a Bush in cui chiede più impegno a Washington sul rispetto della natura. Sulle tasse, invece, la pensa esattamente come il presidente. Nell’unica sfida tv con il suo avversario Phil Angelides, il Governatore ha tirato fuori il discorso: «Io ho abbassato le tasse per tutti i cittadini, voi democratici le volete alzare». Applausi e sondaggi schizzati: Arnold al 56 per cento, Angelides al 44. Non bastano le accuse dell’avversario: «Il nostro governatore appartiene alla destra radicale di Bush e Cheney». Schwarzy risponde da attore: «Mi sembra di sentire zio Ted alla cena di Thanksgiving». Altri applausi, visto che zio Ted è il Senatore Kennedy, ovvero uno dei politici più distanti dai californiani, non solo geograficamente. E poi Angelides è l’unico a pensarla così: Usa Today ha definito Terminator un democratico mascherato, il Los Angeles Times, quotidiano tendenzialmente di sinistra, lo appoggia. A pochi giorni dal voto, Schwarzenegger è certo di vincere. Il trucco è stato uno: riprendersi l’elettorato latino. Quattro anni fa aveva avuto alcuni problemi con i messicani, stavolta ha coccolato proprio loro, gli ispanici.
Si vota in trentasei stati, molti dei quali fondamentali. La corsa è aperta a New York, dove George Pataki ha lasciato la poltrona per tentare l’aggancio alla presidenza nel 2008. Il suo posto è conteso tra Eliot Spitzer e il repubblicano John Faso: l’ex sceriffo di Wall Street non dovrebbe avere problemi.
A Sud la partita si gioca in Florida: Jeb Bush ha lasciato dopo due mandati. Non si sa cosa farà, il fratello del presidente ed ex governatore. Molti lo vedono come il terzo Bush alla Casa Bianca, lui smentisce ambizioni presidenziali, però l’ipotesi è affascinante. Bush terzo piace al partito repubblicano e piace anche alla gente: è stato un governatore amato e stimato dalla stampa liberal. Time l’ha indicato più volte come politico locale influente e capace. Sostituirlo non sarà facile: ci provano il repubblicano Charlie Crist e il democratico Jim Davis. È in vantaggio il primo. I repubblicani sono in testa anche in Texas. Il governatore uscente Rick Perry può farcela. Ha un gradimento che oscilla tra il 35 e il 40 per cento. Sembra poco, invece è molto: ad Austin, la partita è a tre.
Contro Perry ci sono un democratico, Chris Bell, e una indipendente: Carole Keeton Strayholm. Lei è l’unica che forse può strappare al governatore uscente la possibilità di diventare il politico più longevo della storia del Texas. Lei che longeva lo è allo stesso modo: il quotidiano Houston Chronicle la chiama Grandma. La Strayholm gradisce e con la pettinatura sempre cotonata sorride. Poi a bassa voce ricorda: «Io sono soprattutto una mamma». E il figlio, anche per colpa sua, s’è dovuto dimettere: è Scott McClellan, faceva il portavoce alla Casa Bianca. Avere la madre che giocava contro il partito del presidente nello stato dove è cresciuto il presidente era un po’ imbarazzante.