Nella manovra anche tagli alle tasse Sgravi alle imprese che investono

Non solo la cancellazione dell'Irap, allo studio altre forme di detassazione da inserire in Finanziaria. Bollette, nuova ipotesi di scure sugli ecoincentivi. Il Quirinale ha smentito di aver già ricevuto il testo. Oggi l'invio ufficiale al Colle

Roma - Non solo la cancellazione graduale dell’Irap, nella delega fiscale spunta anche un ritorno alla «Dit». Acronimo che sta per Dual income tax, tassa che puntava premiare le imprese che investono. Allo studio del governo, secondo il Sole24ore, l’Ace, «Aiuto alla crescita economica». Si tratta di un incentivo che consente la deduzione dal reddito di impresa del rendimento degli incrementi di capitale investito. I dettagli non sono noti, ma il meccanismo dovrebbe essere simile, appunto, alla vecchia Dit.

Per quanto riguarda la manovra, ieri è stata la giornata del giallo del Quirinale. Alcuni quotidiani hanno scritto che il Colle sta vagliando da venerdì l’omogeneità delle norme, mentre dalla presidenza della Repubblica è arriva una nota ufficiale dove si precisa che «a tutt’oggi la presidenza del consiglio non ha ancora trasmesso al Quirinale il testo del decreto legge». Segno che la manovra è ancora «un work in progress», ha accusato il senatore del Pd Francesco Ferrante. Più probabile che dal Quirinale sia iniziato un controllo non ufficiale sul decreto, in attesa del testo definitivo.

Che ci siano ancora limature in corso, sembra confermato dal caso ecoincentivi, sollevato dallo stesso Ferrante. In sostanza, nel testo della manovra potrebbe rientrare la norma che prevede il taglio degli incentivi, delle agevolazioni e dei benefici previsti nella bolletta elettrica. Contro questa ipotesi si è schierata il ministro dell’Ambiente. Stefania Prestigiacomo ha, anzi, escluso che l’ipotesi di un ritorno del taglio del 30 per cento agli ecoincentivi sia possibile: «Non vedo come ciò possa accadere. Il Consiglio dei ministri, dopo ampio e approfondito dibattito, ha approvato la manovra senza quella norma. Non comprendo come si possa ipotizzare una sua reintroduzione».

Il testo del decreto con la correzione dei conti da 47 miliardi di euro dovrebbe arrivare al Quirinale già oggi. Ieri, intanto, ha tenuto banco ancora la polemica sulle pensioni. È intervenuto sul tema il presidente del Senato, Renato Schifani, sottolineando che «la manovra non si può considerare come un totem intoccabile. Può essere corretta in via parlamentare, mi auguro anche con il contributo dell’opposizione, senza che venga stravolta».

La Cgil, come ha preannunciato, si mobiliterà contro le misure sulla previdenza (aumento graduale dell’età pensionabile delle donne e rivalutazioni rimodulate). La Cgil «ha preannunciato una mobilitazione del 15 del sindacato pensionati: sarà una mobilitazione di tutti i territori per le pensioni, ma anche per la sanità è sui temi della crescita», ha annunciato il segretario generale Susanna Camusso. Sempre a proposito di pensioni, il responsabile Lavoro del Pd Cesare Damiano è tornato a parlare della rivalutazione dimezzata sullo scaglione da 1.400 a 2.300 euro, sottolineando che si tratta di importi lordi. «Forse Tremonti non lo sa, ma toccare pensioni da 1.400 euro lordi mensili vuol dire non colpire i redditi dei cittadini più ricchi, ma quelli degli operai», ha protestato.

Ieri è scoppiata anche un’altra polemica, anche se su una materia meno sentita della previdenza. L’associazione delle emittenti locali Aeranti Corallo ha definito «inaccettabili» le misure che riguardano la riduzione delle nove frequenze del digitale terrestre destinate alla comunicazione mobile in larga banda. Il provvedimento stabilisce che, in caso di mancata liberazione delle frequenze, venga disposta la disattivazione coattiva degli impianti.