Nella moda ora volano i coltelli

La crisi innervosisce gli stilisti. Cavalli: sono nei guai per i
fallimenti degli altri. Armani: "Per anni abbiamo
fatto spese esagerate e tante fondazioni. Ma evidentemente anche abiti
che non si vendono"

Milano Con la parola crisi che scatena scongiuri poco eleganti nel firmamento del glamour scoppiano polemiche a non finire. «Da anni ero cosciente che il sistema moda avrebbe mostrato il fianco a causa di un’eccessiva euforia e di spese esagerate» ha tuonato ieri Armani nel backstage della sfilata Emporio. «I negozi stanno incassando dal 25 al 40 per cento meno o stanno chiudendo, come del resto tante fabbriche - ha continuato - è ora di tornare al rigore nei confronti del consumatore, di riempire le boutique solo con vestiti che si vendono». Re Giorgio manda a dire al sistema che un’epoca è tramontata. «Abbiamo dato fiato a cose che non hanno senso, fondazioni, eventoni, cultura senza considerare che da noi vogliono solo i vestiti».
E all’assessore alla cultura di Milano che giorni fa aveva accusato gli stilisti di scarsa generosità replica che a partire dagli anni Ottanta lui ha ripagato la città con moltissime iniziative. Basti pensare alla mostra sull’impressionismo del ’96 a Palazzo Reale costata quasi 5 miliardi di lire, al nuovo albergo in costruzione, alla sponsorizzazione della squadra di basket con la quale sta allestendo campi per educare 4 mila bambini allo sport. «Certo, chi fa il nostro lavoro deve assumersi le proprie responsabilità - ribatte Antonio Marras che ieri sera ha inaugurato la nuova poetica boutique Kenzo aperta con un partner russo, Bosco di Ciliegi, al 25 di via Manzoni - ma da qua a pensare che la moda debba essere solo un prodotto ce ne corre. La moda è anche officina di ricerca e sperimentazione che deve trovare aderenza alla realtà, anche se questa arriva dopo due anni». Ragione e sentimento si alternano negli animi dei designer. Impetuoso e poco felice, Roberto Cavalli ha spiegato i motivi della cancellazione della sfilata Just Cavalli: «Per la prima volta mi son trovato con una collezione non finita e non all’altezza di una passerella. Non potevo fare altrimenti», ha dichiarato smentendo le voci di nuovi partner ma confermando corteggiamenti.
«Il mio marchio vale oro, il contratto con Ittierre non scade prima di un anno, ma oggi avrei solo voglia di riprendermi questo bambino da 240 milioni di euro di fatturato, riportarlo a casa e dargli molto latte». Il toscanaccio non è alle lacrime ma poco ci manca. L’unica buona notizia è che a Ittierre, l’azienda licenziataria in amministrazione straordinaria, sono arrivati dalle banche 30 milioni di euro per proseguire le attività industriali e commerciali. «Gli imprenditori italiani lavorano con il cuore e possono sbagliare ma il prezzo che pagano è sempre più basso rispetto a quello di chi sbaglia con la testa» commenta Franco Ferrari amministratore di Spazio Blu che ieri sera ha festeggiato con Blufin in via della Spiga una boutique di 240 metri quadri per le collezioni Blugirl e Miss Blumarine con un investimento che supera il milione di euro. C’è chi picchia duro sul concetto del rigore - vedi Gaetano Navarra che ha messo l’accento sulla necessità di non mandare in passerella troppi accessori (negli ultimi tempi più che vestiti si sono viste borse, occhiali e scarpe) - e chi su negozi che non siano cattedrali nel deserto. Ballantyne, che ha radici scozzesi ma appartiene a Charme Investments della famiglia Montezemolo, fa valere le ragioni dell’altissima qualità con le nuove aperture di Londra nel gigantesco mall White City e di Porto Cervo. D’ora in poi niente sarà più lo stesso nel firmamento della moda.