Nella moderna Ruota il primo trovatello

Il piccino abbandonato nel baby box del Casilino: è il primo caso dopo 15 anni

da Roma

L’hanno chiamato Stefano, come il medico che l’ha raccolto dal «baby box» del Policlinico Casilino venerdì notte. Ma l’omaggio onomastico avrebbe potuto tenere conto anche di Papa Innocenzo III, che nove secoli fa introdusse la «ruota degli esposti», per consentire di accogliere in strutture adeguate i «figli del peccato» o i bambini nati da donne che non potevano permettersi di crescerli. Entrò in funzione al Santo Spirito di Roma nel 1198, ma il problema non è scomparso: nel biennio 2004-2005 nell’area sud della Capitale servita da questa struttura sanitaria sono stati abbandonati 17 neonati. Così, il 6 dicembre, la «ruota» è rinata tra via dei Tucani e via Casilina. Una saletta che ospita una culla riscaldata, collegata in video col Policlinico, che l’altra notte ha ricevuto il suo primo piccolo ospite. Il primo dopo 15 anni. Stefano, appunto: tre mesi, condizioni di salute e igieniche perfette, 6,2 chili di peso. In due minuti era in ospedale. Il primario, Piermichele Paolillo, da un lato è soddisfatto che la «ruota» abbia salvato il piccolo. Dall’altro si rammarica: «Immagino quanto tragico e triste sia stato per la mamma aver dovuto abbandonare il figlio». La madre, peraltro, ha avuto molta cura di lui: il bambino è stato ritrovato ben lavato, con una tutina nuova, un cappottino e un cappello blu, e rifiuta il biberon perché probabilmente è abituato al seno materno. La speranza è che chi lo ha messo alla luce cambi idea. Il tribunale dei minorenni aspetterà qualche giorno prima di decretare lo stato di abbandono. E per la mamma arrivano promesse d’aiuto. Il ministro delle Politiche per la famiglia, Rosy Bindi, spera che ritrovi «speranza e coraggio di ripensare al proprio gesto»: «Se ha bisogno di aiuto - conclude - troverà ascolto e sostegno dai servizi sociali del Comune». Ieri la prima visita per Stefano è arrivata da Raffaella Milano, assessore capitolino alle Politiche sociali, che ha ricordato come l’alternativa all’abbandono non sia solo il «baby-box», ma anche la possibilità di partorire in anonimato: 80 nel 2006 i bambini affidati dopo il parto alle strutture sanitarie romane da madri che non potevano mantenerli.
L’idea della «ruota», però, piace. Tanto che l’annuncio della Bindi di voler proporre di estenderla a tutti i reparti di maternità ha trovato d’accordo Livia Turco: «È un’applicazione intelligente della nostra normativa sulla segretezza del parto e la tutela della donna e del bimbo». Ma non sfugge il dramma della vicenda: «Un bambino abbandonato a tre mesi, curato e nutrito, è il grido disperato di una madre che ha perso la speranza», osserva Dorina Bianchi della Margherita. E l’azzurro Francesco Giro concorda con l’invito della Bindi a rafforzare le politiche per la famiglia, ma domanda polemicamente perché si siano persi mesi sui Dico «quando c’erano emergenze ben più gravi e più sentite dalla gente».