Nella politica moderna impazza il sessismo

Caro Granzotto, rispetto alle note intercettazioni e al polverone mediatico sollevato, si nota che a uscirne male sono le donne. Nel caso Lewinsky se il presidente Clinton subì un pubblico processo, l’ironia e le strizzate d’occhio erano per la ragazza e le sue prestazioni. Anche ora la sinistra ne approfitta per fare del gratuito sessismo a danno di questa o quella ministra, messa lì solo perché mostratasi gentile con il capo. La «cultura» della sinistra è sempre quella: la donna, o si prostituisce per conto suo o si fa prostituire dall’uomo per ottenere vantaggi. Triste.


Ha proprio ragione, caro Monti, il sessismo impazza. D’altronde quando si scivola nel pecoreccio - humus ideale per la fioritura del sessismo - si salvi chi può. Il pecoreccio manda infatti in corto circuito i dispositivi mentali che trattengono le persone dabbene dal lasciarsi andare al linguaggio da caserma. Ciò capita anche a chi ha fatto della correttezza - politica o meno - della sensibilità d’animo e del primato delle pari opportunità la sua battaglia civile. Il sessismo, che significa tante cose ma nel nostro caso indica il pregiudizio nei confronti di un’immagine convenzionale dell’altro sesso (gli uomini sono tutti mascalzoni, le donne tutte di malaffare), ha questo di sorprendente, che è sessista. Presuppone, infatti, se non l’avvenenza almeno la piacenza, in ciò discriminando ancor prima di discriminare. Tanto per fare un esempio: si fa del sessismo chiamando oggi in causa la signora Carfagna e ieri la signora Melandri. Però si dà il fatto che la signora Livia Turco non è mai stata sfiorata dal tocco pettegolo delle malelingue. Le quali un tempo, allorché Hollywood era sul Tevere, almeno esercitavano nel circoscritto ambiente del cinema. Facendo correr la voce che per le aspiranti attrici l’unico provino che contasse era quello esercitato sul divano del regista (naturalmente, se il regista era Visconti o Pasolini la prova divano era riservata agli aspiranti attori). A nessuno sarebbe venuto in mente di insinuare che Nilde Iotti - l’amichetta, la compagna concubina di un Palmiro Togliatti regolarmente maritato a Rita Montagnana - avesse approfittato di qualche malandrina scorciatoia per ritrovarsi in Parlamento.
Sarà che con l’irruzione del mezzo televisivo la politica ha fatto proprie le costumanze e lo spirito dello show business, ma adesso il sessismo quell’ambito batte. Anzi, martella. Sostiene la repubbliconas (oddio? Sto facendo del sessismo?) Anais Ginori che la Clinton è stata impallinata da una campagna sessista che lévati (azione sessissimissima, pare, è l’aver messo in vendita un gadget, uno schiaccianoci in forma di Hillary, che ovviamente frantuma le noci serrandole tra le sue poderose cosce). Ed è a causa di ciò ha perso la gara con Obama, impedendo all’America di redimersi eleggendo una donna a presidente. Che poi a ben vedere trattasi di antisessismo strumentale perché dando la colpa allo schiaccianoci si assolve la Clinton dall’aver condotto una campagna elettorale a encefalogramma piatto, goffa e arrogante, tale comunque da non convincere il pur animoso elettorato femminile/femminista democratico. Sessismo e antisessismo, così come razzismo e antirazzismo o mafia e antimafia, questo hanno in comune: il double-face utilitaristico. Come è il caso nostro, perché chiaro come il sole che le frecce sessiste che al momento bersagliano questa o quella ministra escono da una delle faretre dell’antiberlusconismo. Quella modello fogna, per la precisione.