Nella reggia del faraone Illy consulenze milionarie e banchetti per i soliti amici

Direttore è il critico Bonami, già autore di decorazioni per tazze da caffè del gruppo triestino

Guido Mattioni

nostro inviato a Trieste

«Faraone», per gli antichi egizi, significava «grande casa», «reggia». Ed era una reggia, una sede di rappresentanza degna delle relazioni mondane della First family del Friuli Venezia Giulia, quella che, a ben vedere, mancava a Riccardo Illy divenuto presidente. Appariva scartabile, in partenza, l’ipotesi del castello di Miramare: perché sotto gli occhi di tutti, a due passi com’è dal centro di Trieste; poi così vicino al palazzo regionale da far la figura di un dopolavoro; e infine, forse, per la sua fama di dimora menagrama. Bisognava guardarsi intorno. E là, nella bassa friulana, a Passariano, vicino a Codroipo (Ud), splendeva il gioiello di Villa Manin. Mirabile esempio di architettura nobiliare veneta, era del resto già patrimonio della Regione come sede di attività culturali.
Così, dopo il 2003, anche quel pezzo di storia è diventato Cosa Loro. Trasformato in Centro d’arte contemporanea (in stridente contrasto con il contesto architettonico) e affidato ai soliti amici. Sia per farne una vetrina delle pubbliche relazioni ufficiali, sia come valvola di sfogo alla passione enogastronomica della First lady, grande cerimoniera e imbanditrice di sontuose - quasi dogali - cene in villa. Riservate, ça va sans dire, ai soliti noti dell’industria, della finanza e della politica. Fondendo così, sinergicamente, la «valvola» e la «vetrina». Uno scherzetto, comunque, la gestione della Villa, che costa annualmente oltre 3 milioni di euro.
E sinergia - sinergia, mi raccomando, non conflitto d’interesse! - è ancora una volta la parola chiave. Direttore del Centro d’arte contemporanea, con un contratto di consulenza di 120mila euro annui, è stato nominato il critico Francesco Bonami, già curatore della Biennale di Venezia e del Museo d’arte moderna di Chicago, ma anche ideatore di esposizioni proprio per la Illy Caffè, nonché creatore di una delle variopinte tazzine da collezione della medesima maison. Un indiscutibile genio, insomma. Uno che in una sede storica come quella ha avuto il coraggio di esibire le opere di tale Maurizio Cattelan, il cosiddetto artista diventato celebre per aver «impiccato» dei bambini (fantocci, bontà sua) agli alberi di una piazza di Milano.
A spalleggiare Bonami nelle scelte «artistiche» per Villa Manin c’è Sara Cosulich Canarutto, ricompensata con un contratto di consulenza da 58mila euro annui. Si tratta della stessa signora (pagata, ricordiamo, dalla Regione) le cui ispirate parole su Villa Manin, su Bonami e sulle opere da loro scelte, si potevano leggere nel sito commerciale di una nota torrefazione triestina di caffè di cui non citeremo il nome. Mirabile prosa, la sua, come quando parlando delle «fontane interattive» installate davanti alla Villa dal danese Jeppe Hein (giochi d’acqua degni di un albergaccio di Las Vegas) la Cosulich spiegava al lettore disattento che i due zampilli «oltre ad attivare un aspetto giocoso, sensibilizzano il pubblico alla relazione tra spazio tangibile e spazio percepito». Mica bruscolini!
E la stessa Sara Cosulich - le sinergie qui si sprecano - è figlia dell’ex armatore Silvio Cosulich, il quale si occupa ormai quasi esclusivamente del suo vasto patrimonio immobiliare. Una competenza che gli era valsa da parte dell’amico presidente (fino al ripensamento di pochi mesi fa) la presidenza dell’ente che si occupa della cartolarizzazione degli immobili pubblici. Ovvero della loro vendita sul mercato privato. L’uomo giusto al posto giusto.
A Villa Manin, comunque, è la «ganassa» la cosa che sembra funzionare meglio. Ovvero i sontuosi banchetti organizzati dalla first lady, la signora Rossana Bettini in Illy. Che non si limita ad affrontare nella sua rubrica sul quotidiano il Piccolo problematiche socialmente angoscianti. «Bizzarro - scriveva per esempio il 13 gennaio di quest’anno - ma mi disturba girare in città facendo slalom tra i loro escrementi (parla dei cani, ndr) senza poter comporre in santa pace un sms...». Ma dedica tutta se stessa e il suo riconosciuto know how enogastronomico anche alla buona riuscita delle cene da mille e una notte che hanno come teatro la storica dimora friulana.
Soprattutto la cena estiva che cade a luglio, denominata Cena dei Vip, imbandita sotto un bianco tendone nel prato prospiciente la villa. Qui, un’imbarcata di ricchi, famosi o aspiranti tali del Nordest, con l’aggiunta di qualche partecipazione romana che conta (quest’anno dovrebbero essere 200, per un costo stimato di circa 150 euro a coperto, si sussurra) si raduna all’imbrunire iniziando a darci dentro con champagne e fritturina di pesce. Poi tutti con le gambe sotto il tavolo, osservati a debita distanza dai miti abitanti di Passariano che passano in bicicletta, rallentano, si fermano un attimo con un piede a terra, sacramentano qualcosa tra i denti e poi tirano via. Perché doman si va a vore, si va a lavorare!
Qui, l’anno scorso, è apparso non a caso anche Carlo De Benedetti, editore di Repubblica e degli unici due quotidiani editi in regione (con buona pace dell’obiettività e della completezza dell’informazione): il Messaggero Veneto di Udine e il Piccolo di Trieste. Giornale, quest’ultimo, che non si tira mai indietro quando è costretto a dare certe notizie, anche se si tratta della moglie del presidente della Regione. Prosa dura, aspra, che non fa sconti. Roba del tipo: «la signora Rossana Bettini, con la consueta preparazione ed eleganza, condurrà i soci, gli ospiti e i simpatizzanti del Club (quello degli Ignoranti, ndr) attraverso le migliori realtà vinicole e gastronomiche del nostro territorio». Era il 30 gennaio. Di quest’anno. Qualcuno tiri giù il sipario.
(3. Fine)