Nella Regione 36 impianti, ne funzionano solo 10

da Reggio Calabria

Sembra impossibile che una Regione circondata dal mare soffra la sete. E invece è così. La soluzione scelta dalla politica degli ultimi 30 anni è quella delle dighe. Ne sono state progettate 36, ma a oggi ne funzionano solo 10, di cui 7 vengono utilizzate esclusivamente a fini idroelettrici e 3 servono per usi agricoli e civili. Altre cinque dighe, come quella sul Menta, non sono mai state completate; sei dighe non erogano acqua perché non sono state completate le opere di distribuzione; altre 15 per ora sono sulla carta.
La Regione Calabria vorrebbe completare l’impianto sull’Alto Esaro (in provincia di Cosenza), fermo da 35 anni, e due impianti nel Catanzarese (Melito e Alaco), mentre in provincia di Reggio Calabria restano da completare altre due dighe, quella sul Lordo e quella sul Metramo, la più alta d’Europa con i suoi 104 metri e una portata di 30 milioni di metri cubi. Anche in questo caso l’acqua non è sufficiente, e mancano ancora le condutture che dovranno portare l’acqua sulla costa. Nata negli anni ’60 sul versante tirrenico dell’Aspromonte, nel comune di Galatro (Rc) in località Castagnara, avrebbe dovuto servire il Quinto centro siderurgico nazionale, il polo dell’acciaio che sarebbe dovuto nascere a Gioia Tauro. Il progetto è fallito, la diga no. Negli anni ha subìto 76 aumenti di prezzo successivi, come si legge nel Rapporto 2007 di Legambiente. Doveva costare originariamente una quindicina di miliardi di lire, di recente la Corte dei conti ha stimato che il danno per l’erario legato solo a quest’ultima diga è stato di 400 milioni di euro.
L’acqua (poca) che c’è viene sprecata da una rete di condutture che fa acqua. Secondo Legambiente la città di Cosenza ha il primato italiano con il 70% delle perdite di rete. Recentemente sono stati stanziati diversi milioni di euro per ammodernare e mettere in sicurezza l’acquedotto Abatemarco, vecchio e fatiscente. E l’allarme desertificazione per il bacino del Mediterraneo è più che fondato, visto che secondo la Protezione civile piove anche il 50% in meno rispetto al trend storico degli anni 1961-1990.