Nella retata anche due baby squillo

Dieci cittadine romene arrestate in violazione della legge Bossi-Fini sull’immigrazione clandestina; altre 30 donne identificate e, almeno per il momento, allontanate dai marciapiedi. Questo il bilancio di una maxioperazione dei carabinieri che l’altra notte hanno passato al setaccio le consolari più battute dalle lucciole di Roma: la Salaria, la Cristoforo Colombo e la Magliana. Non solo. Gli uomini del nucleo radiomobile capitolino si sono cimentati anche in un’azione di «disturbo» della clientela. Ovvero, hanno proceduto a controlli sui veicoli in sosta o che potessero intralciare la circolazione stradale, dando «fastidio», di fatto, alle operazioni di «abbordaggio».
Storie di povertà e disperazione quelle che vengono fuori da alcuni dei racconti resi dalle giovani finite alla sbarra. Due di loro, in particolare, sono state costrette a prostituirsi ad appena 15 anni da aguzzini senza scrupoli. B. D. e F. M., queste le iniziali delle baby squillo, sono giovanissime romene giunte in Italia da alcuni mesi, clandestine, senza documenti e lontane dalle famiglie di origine. Nel Bel paese erano approdate attirate da false promesse: un lavoro, denaro, la possibilità di crescere nel benessere e di tirare su una famiglia. Sono state, invece, subito gettate nel mercato del sesso, spinte sulla strada dagli stessi uomini che le avevano ingannate col sogno di una vita migliore. Le due quasi bambine, sono state trovate dai militari mentre sotto lo sguardo vigile dei loro protettori e malgrado il freddo, erano in procinto di vendersi per pochi euro al cliente di turno. B. D e F. M., ora, sono state affidate alle cure di personale specializzato di un centro di prima accoglienza della Capitale, seguite e ascoltate perchè possa per loro, finalmente, iniziare una nuova vita.
Intanto, pur condividendo le «motivazioni e lo spirito» con cui il presidente del VII municipio, Stefano Tozzi, ha deliberato l’ordinanza antilucciole nel suo territorio, le forze dell’ordine non daranno esecuzione al provvedimento. Lo ha sostenuto il prefetto Achille Serra, a margine della riunione del Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica di ieri mattina. Serra ha spiegato che le forze dell’ordine fanno capo al prefetto e tuttavia ha espresso parere positivo sul fatto che il VII municipio si sia fatto carico di un problema importante come quello della prostituzione, sebbene, ha precisato, «non è questo il modo di risolverlo». L’ordinanza antilucciole (che vieta «a chiunque di contrattare prestazioni sessuali sulla pubblica via» e la «fermata del veicolo allo scopo di richiedere informazioni ovvero contrattare ovvero concordare prestazioni sessuali con soggetti che esercitino l’attività di meretricio su strada») rimane dunque in vigore ma non sarà eseguita dalla forza pubblica. Serra ha, infine, sottolineato che pagare in cambio di rapporti sessuali per la legge italiana non costituisce reato.