Nella Rete dei guardoni la violenza fa il pieno di clic

Commento alle scene di un attentato in una panetteria: «Forse non amava i dolci»

Giuseppe Marino

da Milano

Su Internet, entro pochi anni video, blog e contenuti prodotti dagli utenti supereranno il materiale prodotto professionalmente. La «profezia» viene da uno che se ne intende: Nikesh Arora, capo europeo di Google, il più cliccato motore di ricerca del mondo. Dopo mp3 e foto, ora la Rete è invasa dai video, fatti in casa o rubati da dvd, che qualunque navigatore può distribuire on line attraverso siti come lo stesso Google, Youtube o Myspace.
Ma cosa mettono in Rete i navigatori? Di tutto. Ma uno dei filoni di maggior successo riguarda le immagini del dolore. Video di disastrosi incidenti stradali o domestici, scene di guerra dall’Irak o l’Afghanistan, mutilazioni di animali, pestaggi, arresti e sparatorie. Migliaia di internauti scaricano video di questo genere, se li consigliano sui forum o se li inviano via mail con commenti divertiti o increduli. Sui siti più cliccati, come appunto Google, Youtube e Myspace, viene svolto un controllo dei contenuti che però, come dimostra il caso del video del disabile di Torino picchiato in classe, non riesce a essere del tutto efficace. Anche ieri, cliccando su Google Video, alla voce «video divertenti», si poteva scaricare il filmato di un pedone che attraversando la strada veniva investito e scaraventato in aria come un fantoccio. Ha fatto furore anche il video di un motociclista lanciato a 299 all’ora sull’autostrada Serravalle.
Ma c’è di più. Perché alcuni siti, specialmente anglosassoni, hanno fatto dell’orrido una vera e propria specialità. Cliccatissimo Ogrish, sul quale vengono mostrate senza filtri le scene più tremende, dalle sparatorie con feriti nelle strade degli Stati Uniti, alle decapitazioni in Irak. Tra le «hit» degli ultimi giorni le immagini riprese in una panetteria a Bagdad, dove nove persone sono state uccise da un uomo armato. Lo hanno visto in 32.000 in poche ore. Qualcuno ha lasciato commenti tipo questo: «Può darsi che quello che ha sparato non gradisse i loro dolcetti». Un altro risponde: «Ho assaggiato il cibo iracheno, sono d’accordo con chi ha sparato». Che ridere.
Altri specialisti del settore sono i siti come nothingtoxic, che presenta immagini un po’ meno violente, più da «real tv». Invece è agghiacciante ciò che si vede sul sito Rotten (cioè marcio) che nel suo logo nella «home page» si vanta: «Pura cattiveria dal 1996». Il sito presenta soprattutto gallerie di foto, divise per categorie come queste: celebrità all’obitorio, bambini all’antrace, cannibalismo.
E a fianco di siti organizzati come questi, prosperano decine di siti e blog minori in cui ci si scambiano materiali «estremi». Su questo mondo, in Italia, vigila continuamente la polizia delle Comunicazioni: «La pubblicazione di questi materiali non è necessariamente reato - spiega Maurizio Masciopinto, il dirigente della divisione investigativa - valgono gli stessi limiti che vigono per l’editoria». Certo l’interattività di Internet ha contribuito a un boom della pedopornografia. «Ma - osserva Masciopinto - ci aiuta anche a prevenire e reprimere reati. Come il video delle violenze nella scuola di Torino: non sarebbero mai state scoperte se non fossero state messe in Internet. E rintracciare i colpevoli nel mondo virtuale, se sono in Italia, è più facile che nel “reale”».
La polizia intanto sperimenta con successo il commissariato telematico. Allo sportello on line oltre 3.000 internauti si sono iscritti per segnalare circostanze sospette o reati commessi in Rete.