Nella ricerca della felicità i più deboli pagano il conto

Periferia di Verona, sulle colline della Valpolicella, dove si produce il miglior Amarone e Recioto del mondo. Terra ricca di risorse, ma anche di tradizioni contadine. Qui solo a parlare di Dico viene l’orticaria e quando nasce un bambino si suonano ancora le campane, come a celebrare una speciale benedizione. Su queste colline, in un distratto pomeriggio di qualche giorno fa, Aurora, una giovane madre romena, pianta quattro colpi di coltello nel cuore di Fabio, il suo unico figlio di tredici mesi. Voleva tornarsene nel suo Paese, ma il Tribunale dei minori non ha dato il consenso all’espatrio del bimbo, prevedendo un viaggio di sola andata. Verona, come tutti, sbigottita si interroga. Il vescovo di Verona lascia intendere che l’accanimento contro donne e bambini possa rappresentare una sorta di «autopunizione che l’umanità si infligge, quasi che di loro non fossimo più degni». Una società non più abituata a fruire delle persone e delle cose ma tutta intenta a usarne, come se fossero oggetti. Il principio del piacere soggettivo assunto come modello compiuto di una cultura radicale, dove i diritti individuali prendono il sopravvento su qualsiasi esigenza di relazione.
Scrive ancora il vescovo di Verona: «Sono decenni che si chiedono leggi di protezione, promozione e mezzi di aiuto per la famiglia. Chi li ha visti? Ma basta qualche mese di governo per prepararle un disastro, un’altra spallata che la butterà ulteriormente a terra. E si ha il coraggio vergognoso di dirci: “Non è così, vedrete...”. Per favore, almeno non ci si tratti da sciocchi».
Ecco, allora, che la domanda si fa cruciale: quanta responsabilità c’è nello scatenarsi della follia degli individui? Gli esempi non mancano. Nel degrado che la tossicodipendenza ci consegna si nasconde la fragilità dei giovani, ma anche l’indifferente tolleranza di una politica che allarga le maglie, sotto l’ispirazione di chi predica droga libera come conquista sociale.
Dietro le stragi del sabato sera si cela la voglia di eccesso di generazioni con l’acceleratore nella mente, ma anche la colpevole complicità di chi guarda all’indotto della notte e dei suoi mercati perversi, facendo in modo che nulla cambi.
Oltre la cortina di una pedofilia sempre più aggressiva e sicura, ad alimentare il fenomeno c’è anche la mancanza di volontà di mettere fine a questo scempio, con l’applicazione di pene realmente in grado di far desistere i criminali. Nel bullismo di tanti ragazzi e nella loro violenta consumazione dell’affettività, c’è il fomite di un mondo mediatico sempre più intento a produrre eccitazione, con la sganasciante e volgare accondiscendenza di pseudo comici e di tanti nobili cultori del vietato vietare.
Siamo ai tempi della post durezza, dove la tensione di progetti alti di vita, lascia il posto ad un più pragmatico tirare a campà. Come viene viene, nel nome dello star bene da soli, anche se talvolta ci scappa il morto.
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