Nella sfida tra la Clinton e Barack Kerry si schiera col senatore nero

Obama ottiene anche l’appoggio dei cuochi di Las Vegas e guarda ora con fiducia alle primarie in Nevada

John Kerry si schiera con Obama, che ora guarda fiducioso alle primarie del Nevada, in programma sabato 19 gennaio. Già, perché in questo Stato potrà contare sul sostegno del sindacato dei cuochi e dei dipendenti degli hotel e dei casinò di Las Vegas. Un piccolo esercito composto da 60mila persone, quasi tutte ispaniche e quindi influenti: in queste zone il voto etnico può essere decisivo soprattutto tra i democratici. Hillary Clinton ne era consapevole. Si spiega così, nelle scorse settimane, il suo corteggiamento ai leader dell’organizzazione. Invano.
Ma tra le due notizie del giorno, quella di Kerry è senza dubbio più importante. L’annuncio era atteso. Fu proprio l’ex sfidante di Bush a lanciare alla ribalta l’allora sconosciuto politico dell’Illinois, dopo aver ascoltato un suo discorso davanti a un gruppo di finanziatori. «Deve diventare subito uno dei volti nuovi del partito», disse. E gli affidò il discorso inaugurale alla convention di Boston.
Ora la storia prosegue, a ruoli invertiti: il candidato è Obama, mentre Kerry si propone come consigliere, amico, sostenitore e gli offre la sua dote. Politica innanzitutto: Jfk è un esponente della destra democratica. Ma la dote è soprattutto organizzativa: l’infrastruttura della campagna elettorale di quattro anni fa non è stata del tutto smantellata e oggi viene messa a disposizione di Barack, che ne trarrà giovamento logistico e pratico, potendo attingere a una banca dati sterminata con i contatti di decine di milioni di elettori in tutto il Paese.
Ieri Obama è parso di ottimo umore. A New York ha ironizzato sulle lacrime che, a quanto pare, hanno permesso a Hillary di vincere nel New Hampshire ribaltando i pronostici. «Questa settimana dopo aver viaggiato molto, preso aerei, automobili, stretto tante mani e essermi lasciato fotografare innumerevoli volte, i miei occhi bruciavano... », ha dichiarato il senatore di Chicago, subito interrotto da uno dei partecipanti al meeting che ha urlato «non metterti a piangere», suscitando ilarità.
Hillary, invece, si è presa un giorno di pausa, rinfrancata dalle analisi del voto: nel New Hampshire ha recuperato grazie al sostegno delle donne, che invece era mancato nell’Iowa. Dietro questa improvvisa mobilitazione hanno influito anche motivazioni sessiste: molte elettrici non volevano che il sogno di una donna alla Casa Bianca fosse infranto già a gennaio.
Il loro slancio avrebbe sorpreso la stessa Clinton che, secondo indiscrezioni del Washington Post, aveva pronti due discorsi da pronunciare dopo i risultati: uno in caso di sconfitta netta, un altro nell’eventualità di un secondo posto di misura. Non era pronto un testo per celebrare la vittoria, che infatti è stato improvvisato in pochi minuti. Se avesse perso nel New Hampshire molti collaboratori si sarebbero dimessi. Ora sono ancora al loro posto, galvanizzati. Ha invece gettato la spugna, tra i democratici, uno dei candidati minori, Bill Richardson.
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